"La cultura è un bene comune primario come l’acqua; i teatri, le biblioteche, i musei sono come tanti acquedotti"...
di Milena Borsacchi)---Il podio del direttore d'orchestra è stato storicamente un luogo di potere assoluto, quasi monarchico. Claudio Abbado ha capovolto questa visione. Per il grande maestro milanese, fare musica non è mai stato un esercizio di autorità, ma un atto di profonda democrazia. "Il segreto è ascoltarsi l’un l’altro", ripeteva spesso ai suoi musicisti. Una filosofia tanto semplice quanto rivoluzionaria, capace di trasformare radicalmente la concezione stessa di orchestra e di lasciare un'impronta indelebile nella cultura globale.
A dodici anni dalla sua scomparsa, tracciamo il profilo umano e artistico di un uomo schivo, un divo antidivo che ha preferito i giovani e la natura ai riflettori del jet-set.
Claudio Abbado nasce a Milano nel 1933 in una famiglia di musicisti. Il suo destino si compie in un pomeriggio d'infanzia alla Scala: assistendo a un concerto diretto da Antonio Guarnieri, decide che da grande avrebbe fatto il direttore d'orchestra.
La sua scalata ai vertici delle istituzioni musicali mondiali è stata naturale e straordinaria, scandita da capitoli memorabili. Alla Scala di Milano (1968–1986) diventa direttore musicale giovanissimo. Abbado abbatte letteralmente i muri del teatro: porta l'orchestra nelle fabbriche e nelle università, apre le porte a operai e studenti con tariffe agevolate e introduce la musica contemporanea accanto ai grandi classici. Arrivano poi gli imepgni internazionali: guida infatti contemporaneamente la London Symphony Orchestra e l’Opera di Stato di Vienna, diventando Direttore musicale generale della capitale austriaca. Come non ricordare l'impresa di Berlino (1989–2002); alla morte di Herbert von Karajan, sono i musicisti stessi dei Berliner Philharmoniker a eleggerlo a scrutinio segreto. È il primo direttore non austro-tedesco a guidare la leggendaria orchestra. Abbado smantella quindi i vecchi schemi autoritari, imponendo uno stile cameristico basato sulla fiducia reciproca e sulla leggendaria capacità di dirigere intere sinfonie a memoria, senza partitura.
E non sorprende quindi che, nel definire l’eredità umana di Claudio Abbado, ci sia la sua viscerale fiducia nelle nuove generazioni. Non è mai riuscito a limitarsi a dirigere i grandi professionisti; si è sempre impegnato a plasmare il talento del futuro.
Con una lungimiranza straordinaria, Abbado ha fondato alcune delle orchestre giovanili più importanti del mondo, tra cui la European Union Youth Orchestra (EUYO) e la Gustav Mahler Jugendorchester. Nei primi anni Duemila ha dato vita a progetti d'élite come la Lucerne Festival Orchestra e l'Orchestra Mozart a Bologna, dove i musicisti più esperti del mondo sedevano fianco a fianco con giovani talenti in un passaggio di testimone continuo.
Abbado è stato anche uno dei primi e più grandi sostenitori all'estero di El Sistema in Venezuela, il progetto di riscatto sociale tramite la musica ideato da José Antonio Abreu, portando alla ribalta globale talenti puri come un giovanissimo Gustavo Dudamel.
Il profilo artistico di Abbado non sarebbe però completo senza menzionare la sua cerchia di amicizie fraterne, che condividevano con lui non solo la passione per le note, ma anche una profonda visione etica e politica della società.
Il sodalizio più importante è stato senza dubbio quello con il pianista Maurizio Pollini e il compositore d'avanguardia Luigi Nono. Insieme, questo trio di giganti della cultura italiana ha condiviso l'impegno civile negli anni Sessanta e Settanta, convinti che l'arte dovesse essere uno strumento di emancipazione per il popolo. Le loro discussioni, i concerti nei contesti più insoliti e le collaborazioni artistiche hanno ridefinito il ruolo dell'intellettuale in Italia.
Nel 2000, all'apice del successo a Berlino, Abbado viene colpito da un gravissimo tumore allo stomaco. La malattia lo costringe a un delicato intervento chirurgico e a una lunga pausa. Molti pensano che la sua carriera sia finita, ma l'uomo dimostra una forza d'animo fuori dal comune.
Quando torna sul podio, il suo aspetto è fragile, visibilmente segnato, ma la sua musica è cambiata. Diventa più essenziale, profonda, quasi metafisica. È in questo periodo che le svariate interpretazioni delle sinfonie di Gustav Mahler raggiungono vette di assoluto misticismo. Il "silenzio" che Abbado esigeva alla fine di un pezzo, prima dell'applauso del pubblico, diventa il suo marchio di fabbrica: un momento di sacralità collettiva.
Nominato Senatore a vita nel 2013, ha devoluto lo stipendio da parlamentare a borse di studio per giovani musicisti, coerente fino all'ultimo. Oggi Claudio Abbado riposa nel piccolo cimitero di Sils Maria, tra le montagne svizzere che tanto amava. Ma la sua lezione più grande risuona ancora ogni volta che un'orchestra smette di seguire un tiranno e inizia, semplicemente, ad ascoltarsi.



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