Angelo Foletto: il critico che ci ha insegnato ad ascoltare



E' sempre difficile lasciare andare le persone che sono state un riferimento importante con il loro modo di guardare al mondo. Oggi, con grande emozione, salutiamo Angelo Foletto, critico musicale, giornalista, docente e divulgatore che per oltre quattro decenni ha contribuito a far capire e amare la musica in Italia e oltre.   

Angelo Foletto si è spento infatti  la scorsa notte, 30 gennaio, all'età di 76 anni. Con garbo e discrezione è andato via l'uomo che, nato a Pieve di Ledro nel 1949,  partendo dalla sua laurea in Lettere moderne all’Università di Milano ha  unito, dall'inizio alla fine della sua carriera,  rigore intellettuale e passione autentica per la musica.

Vorremmo quindi ricordarlo come uno di quegli intellettuali che non si accontentavano di emettere giudizi asettici di un’esecuzione o un’opera, ma che cercavano di capire perché quel suono, quella drammaturgia, quel gesto espressivo riuscissero a toccare l’ascoltatore. La sua voce critica era insieme arguta e rispettosa, mai banale né autoreferenziale raggiungendo un equilibrio difficile da mantenere e che invece lui ha coltivato con coerenza.

Per capire come procedere nel tentativo di offrire un breve ma sincero ritratto che lo definisca, abbiamo provato ad individuare una frase in grado di racchiudere il suo sguardo sul mondo sonoro e abbiamo finito con il prendere in prestito il titolo di uno dei suoi libri/antologie di scritti ''La musica non si ferma'', che richiama una riflessione profonda mettendo al centro il viaggio senza fine della musica nè davanti alle difficoltà della vita o ai suoi mutamenti sociali. E proprio questa immagine, di una musica che continua, come un processo di ricerca nella quale vediamo  rispecchiarsi tutta la sua idea critica.  
Ci ha insegnato così Foletto che la musica non è un prodotto finito, ma un’esperienza in costante trasformazione. E per questa sua visione appare naturale che  ogni concerto, ogni registrazione, per lui non fosse solo un evento da valutare, ma una tappa di un percorso in evoluzione, un dialogo tra passato e presente, tra esecutore e ascoltatore.

Le sue collaborazioni e ruoli sono diventati un vero e proprio ponte tra istituzioni, media e formazione. Le citiamo per far comprendere quanto fosse impellente per Foletto la volontà di  rendere la musica materia viva e da essere amata, portata all'attenzione di tutti.  E' stato dunque critico musicale de la Repubblica dal 1978, dove ha firmato recensioni, approfondimenti e cronache di scena musicale italiana e internazionale. Poi Vicedirettore per dieci anni di Musica Viva, rivista di settore fondamentale nel panorama critico italiano.
Insegnante di Storia della musica nei Conservatori di Verona, Piacenza e Milano e docente di scrittura critico-musicale alla Scuola Holden di Torino: ruoli in cui ha trasmesso l’importanza di guardare alla musica con rigore ma anche con sensibilità. Collaboratore di testate e media specializzati come Suonare News, Classic Voice, Amadeus, Il Giornale della musica e di istituzioni radiofoniche e televisive, tra cui Rai3, Classica+ e Radiotre.
Ideatore di iniziative come Prima delle prime (presentazione-dibattito delle opere scaligere) e conduttore di programmi come Domenica in concerto su Rete 4. Questi ruoli raccontano di un uomo che non si fermava alla poltrona critica, ma cercava connessioni: tra pubblico e interpreti, tra storia e contemporaneità, tra accademia e media. 

Certo è che in tutte le sue esperienze Foletto ha quindi impresso il suo stile, quello di cui abbiamo accennato,  immediatamente riconoscibile e che metteva al centro la musica che non doveva giudicarsi per slogan né per effetto emotivo... E così Foletto in ogni suo lavoro accompagnava il lettore dentro la partitura, dentro le pieghe dell’esecuzione, scavando tra le ragioni dell’interpretazione. 
Nei suoi saggi, nelle sue interviste  emergevano, dietro gli artisti, le persone grazie alla sua capacità di dialogo che andava oltre la semplice cronaca: ponendo domande, lasciandoli parlare, interpretando alla giusta distanza ma con profondità. I suoi scritti finiscono con il non essere  meri tributi, ma raccolgono ritratti, recensioni e testimonianze come tasselli di un mosaico critico e umano.
Dietro la critica di Foletto, non c'è perentorietà, ma una finestra che si apre per scorgere elementi preziosi, un gesto di accompagnamento alla comprensione  mostrando  strade, proponendo chiavi di lettura, stimolando l’ascolto consapevole.

Nel mondo della critica musicale italiana, Foletto ha rappresentato una sorta di ponte generazionale: ha saputo guardare alle radici storiche della musica colta, senza mai rinunciare alla curiosità verso il presente e il futuro. La sua presidenza dell’Associazione Nazionale Critici Musicali e la sua presenza nei principali scenari musicali italiani hanno inciso sulla formazione di più generazioni di studenti, critici e appassionati.
Quando leggiamo ancora oggi le sue descrizioni di concerti, le sue interviste, le sue cronache, sentiamo una voce che coinvolge, che rispecchia la musica stessa: dialogica, aperta, ricca di sfumature.
D ciò deriva la nostra consapevolezza che   sua eredità  più grande non sia  misurabile  soltanto nei testi pubblicati o nei ruoli ricoperti, ma nella comunità di ascoltatori e interpreti che ha contribuito ad allargare, istruire e arricchire unendo  conoscenza e umanità, rigore e meraviglia.

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