Domenica 25 gennaio 2026 alle ore 17 l’Accademia Filarmonica di Bologna ospita uno dei pianisti italiani più autorevoli nel repertorio moderno e contemporaneo: Ciro Longobardi, protagonista di un recital interamente dedicato a due figure cardine della spiritualità pianistica, Franz Liszt e Olivier Messiaen.
Il programma mette in dialogo due cicli fondamentali: le Harmonies poétiques et religieuses di Liszt e alcuni brani tratti dai Vingt Regards sur l’Enfant-Jésus di Messiaen. Quasi un secolo separa queste opere (Liszt compone tra il 1845 e il 1852, Messiaen nel 1944), eppure l’ascolto rivela sorprendenti affinità: in entrambi i casi il pianoforte diventa strumento di meditazione, veicolo di estasi mistica, spazio sonoro in cui tecnica, sensualità timbrica e tensione spirituale si fondono.
Vediamo in particolare quali saranno le musiche della serata:
Olivier Messiaen (1908–1992)
Regard du Père
Franz Liszt (1811–1886)
Bénédiction de Dieu dans la solitude
Hymne de l’enfant à son réveil
Olivier Messiaen
Regard de l’Esprit de joie
Franz Liszt
Ave Maria
Olivier Messiaen
Première communion de la Vierge
Le baiser de l’Enfant-Jésus
Franz Liszt
Invocation
Possiamo senza dubbio definirle due mistiche a confronto. Liszt e Messiaen condividono infatti una visione del pianoforte come strumento “orchestrale”, capace di evocare interi mondi sonori. Ma soprattutto condividono una concezione profondamente religiosa dell’atto compositivo.
Per entrambi, la musica non è solo forma o bellezza, ma mezzo di elevazione spirituale. Liszt si ispira al ciclo poetico Harmonies poétiques et religieuses di Alphonse de Lamartine (1830), in cui si legge: “Ci sono anime meditative che la solitudine e la contemplazione elevano invincibilmente verso le idee infinite, cioè verso la religione: tutti i loro pensieri si convertono in entusiasmo e preghiera…” Una dichiarazione che sembra anticipare, quasi alla lettera, la poetica di Messiaen, il quale affermava di voler scrivere una musica che tocchi tutte le cose senza cessare di toccare Dio. Nei Vingt Regards sur l’Enfant-Jésus, Messiaen costruisce una vera e propria teologia in suoni: venti “sguardi” che contemplano il mistero dell’Incarnazione da prospettive diverse – il Padre, la Vergine, lo Spirito, la Chiesa, il Tempo, la Gioia, il Silenzio. È una musica radicalmente moderna nel linguaggio, ma antichissima nello slancio mistico.
Un percorso narrativo e simbolico può considerarsi il programma ideato da Longobardi; non un semplice alternanza di brani. Nella prima parte, lo sguardo parte dal Padre (Messiaen), passa attraverso la benedizione solitaria di Liszt e culmina nell’esplosione di gioia dello Spirito. Nella seconda, il cammino si fa più intimo: dalla tenerezza della Vergine si arriva al bacio dell’Enfant-Jésus, per concludere con l’Invocation lisztiana, vera e propria preghiera finale. Il risultato è un programma mistico e visionario, in cui il pianoforte diventa luogo di contemplazione, silenzio, luce.
Ciro Longobardi, interprete messianico
Non è casuale che questo repertorio sia affidato a Ciro Longobardi, uno dei massimi specialisti mondiali della musica di Olivier Messiaen. La sua integrale del Catalogue d’Oiseaux ha vinto il Premio Abbiati del Disco ed è considerata una registrazione di riferimento internazionale. Tra il 2020 e il 2022 ha presentato l’integrale della musica pianistica di Messiaen in cinque concerti per il Festival Aperto di Reggio Emilia, e nel 2026 esce per Brilliant Classics il cofanetto completo di sette CD con tutta la sua integrale messianica.
Accanto a questo, Longobardi è da oltre trent’anni una figura centrale della nuova musica italiana ed europea, collaboratore di compositori come Sciarrino, Fedele, Cage, Stockhausen, e interprete regolare nei più importanti festival internazionali. In questo recital bolognese, però, emerge un’altra dimensione del suo pianismo: quella del narratore spirituale, capace di far convivere rigore analitico e abbandono poetico, complessità tecnica e semplicità contemplativa.
Commenti
Posta un commento