Giovanni Battista Pergolesi: una vita breve, una musica che arriva lontano

 


Il 4 gennaio torniamo sempre lì, a Jesi, a una nascita che sembra quasi un paradosso della storia della musica. Giovanni Battista Pergolesi nasce in questa data nel 1710 e, ogni anno, ci ritroviamo a chiederci come sia possibile che una vita così breve abbia lasciato un’eco così lunga.
Noi oggi proviamo solo in piccola parte a tracciarne il ritratto di quel ragazzo fragile, geniale, irrequieto, che ha attraversato la musica del Settecento come una scintilla. 

Una formazione che guarda già avanti

Pergolesi cresce nelle Marche, ma il vero salto avviene a Napoli. Ed è importante dirlo: Napoli, all’epoca, è una capitale musicale europea, un laboratorio ribollente di idee, voci, stili. Al Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo, Pergolesi si forma come violinista e compositore. Studia il contrappunto, certo, ma soprattutto respira teatro, strada, sacro e profano che si mescolano senza chiedere permesso.
Noi immaginiamo quel giovane musicista non chino sui libri per dovere, ma già proiettato verso il pubblico, verso la scena, verso l’effetto emotivo. La sua formazione non è solo tecnica: è sensibile, teatrale, istintiva. Ed è lì che nasce quella sua capacità incredibile di far sembrare semplice ciò che in realtà è raffinato.

Una carriera lampo, ma lucidissima

La carriera artistica di Pergolesi dura pochissimo: un decennio stentato. Eppure, in quel tempo così esiguo, scrive musica che ancora oggi ci parla come se fosse stata composta ieri.
Pensiamo a La serva padrona. Nasce come intermezzo comico (Il prigionier superbo, 1733), quasi un divertissement. E invece diventa una rivoluzione. Con pochi personaggi e una scrittura musicale diretta, Pergolesi ribalta le gerarchie: i servi diventano protagonisti, il linguaggio è quotidiano, i sentimenti sono veri. È un’anticipazione del teatro moderno, della commedia che smette di essere decorazione e diventa specchio.
E poi c’è l’opera seria, come L’Olimpiade, dove Pergolesi dimostra di saper maneggiare la grande forma senza perdere freschezza. Anche qui, però, noi sentiamo qualcosa di diverso: non l’enfasi rigida, ma una tensione emotiva che pulsa sotto la superficie. 

Il sacro che diventa umano

Se c’è un’opera che racconta davvero la modernità di Pergolesi, quella è lo Stabat Mater. Lo scrive negli ultimi mesi di vita, nel monastero di Pozzuoli, mentre la malattia lo consuma. Non è solo musica sacra: è una confessione. È dolore, tenerezza, silenzio.
Noi, ascoltandolo, non sentiamo una devozione astratta, ma una madre che soffre, un uomo che guarda la fine e la trasforma in canto. È per questo che lo Stabat Mater attraversa i secoli, influenzando Mozart, Bach (che lo rielabora), e arrivando fino a noi senza perdere forza.
Accanto a questo, ci sono pagine come il Salve Regina, dove la spiritualità non è distante, ma quasi sussurrata. Pergolesi porta il sacro giù dal piedistallo e lo mette all’altezza del cuore.

Una vita fragile, un'arte potentissima

La storia di Pergolesi è anche una storia di fragilità. Malato di tubercolosi, muore a soli 26 anni, nel 1736. Noi facciamo fatica a immaginarlo: oggi, a 26 anni, la vita è appena cominciata. E invece lui aveva già scritto musica destinata a cambiare il gusto europeo.
C’è qualcosa di profondamente umano in questa parabola: il successo che arriva presto, la salute che manca, la consapevolezza del tempo che scorre troppo in fretta. Pergolesi non ha il tempo di costruire un catalogo immenso, ma ogni sua opera sembra necessaria, come se sapesse di dover dire tutto subito.
Forse è proprio questa la lezione che ci lascia. La produzione di Pergolesi non è vasta, ma è densissima. Non c’è riempitivo, non c’è mestiere stanco. Ogni pagina ha un’urgenza espressiva che noi riconosciamo come moderna: chiarezza, immediatezza, empatia. La sua musica parla al presente,  le distanze non le appartengono, ogni nota e' trasposta sullo spartito  carica di emozione ed intelligenza. Pensare a Pergolesi, è amare la sua l’idea di arte il cui tempo poco vissuto non ha sminuito la profonda  intensità.


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