C’è qualcosa di profondamente liberatorio in Falstaff, l’ultima opera di Giuseppe Verdi. Dopo una vita dedicata a tragedie, passioni estreme e destini spezzati, il compositore sceglie di congedarsi dal teatro con una commedia luminosa, intelligente, irresistibilmente moderna. Nei prossimi, questo capolavoro approda al Teatro di San Carlo, in una produzione internazionale che promette di restituire tutta la freschezza e l’arguzia di un’opera senza tempo.
Dopo dieci anni di assenza dall'ultima rappresentazione al Massimo napoletano, l'opera infatti andrà in scena dal 15 febbraio 2026 (ore 17) e prseguirà con altre 4 quattro recite fino a martedì 24 febbraio.
Per presentare l'allestimento si è svolta oggi la conferenza stampa cui sono intervenuti il sovrintendente del Lirico napoletano Fulvio Macciardi, il cordinatore area artistica e casting director Ilias Tzempetonidis, il direttore d’orchestra Marco Armiliato e, tra gli interpreti, Luca Salsi, Francesco Demuro, Maria Agresta e Anita Rachvelishvili.
L’arte della commedia, secondo Verdi e Boito
Falstaff debutta nel 1893, l'anno successivo al Teatro di San Carlo, ed è il frutto della straordinaria intesa tra Giuseppe Verdi e Arrigo Boito, autore di un libretto raffinatissimo, ispirato alle Allegre comari di Windsor e a episodi dell’Enrico IV shakespeariano. Il risultato è un teatro musicale nuovo, fatto di ritmi serrati, dialoghi incalzanti, ensembles virtuosistici e di una scrittura orchestrale che non accompagna, ma racconta.
Non c’è un’aria, definibile da applauso nel senso tradizionale: tutto scorre come una conversazione continua, un gioco teatrale di precisione millimetrica. È il Verdi della piena maturità, ironico e disincantato, che guarda all’umanità con indulgenza e intelligenza. E che affida al celebre finale Tutto nel mondo è burla, una sorta di di monito all'umano, di testamento artistico e filosofico.
In particolare, ricordiamo che - dal marzo del 1894- si contano 14 allestimenti, di cui 8 scelti per inaugurare la Stagione. Grandi voci si sono susseguite nella storia di questo titolo a Napoli: Giuseppe Taddei, Anna Moffo, Ebe Stignani, Tito Gobbi, Renata Tebaldi, Mirella Freni, Fedora Barbieri, Agostino Lazzari, Renato Capecchi e Ambrgio Maestri. Tra i registi invece si segnalano Ciro Scafa, Vittorio Viviani, Carlo Maestrini, Roberto De Simone e Luca Ronconi, per l'ultima ripresa del 2016, l'anno in cui ricorrevano i 400 anni dalla morte di Shakespeare.
Una bacchetta esperta: Marco Armiliato
Sul podio dell’Orchestra del Teatro di San Carlo troviamo Marco Armiliato, direttore tra i più autorevoli nel repertorio italiano, apprezzato nei maggiori teatri del mondo per la sua capacità di coniugare slancio teatrale e rigore musicale. Come evidenziato da Armiliato nel corso della conferenza, Falstaff richiede una direzione attentissima ai dettagli, ai tempi comici, alle sfumature dinamiche. Ma Armiliato è un direttore che sa affrontare la partitura con quella naturalezza che nasce da una profonda conoscenza del linguaggio verdiano.
Accanto all’orchestra, il Coro del Teatro di San Carlo, preparato da Fabrizio Cassi, ha un ruolo centrale nel definire l’energia collettiva dell’opera, partecipando attivamente alla narrazione e al gioco scenico.
Laurent Pelly: eleganza, ritmo, intelligenza teatrale
La regia è affidata a Laurent Pelly, nome di riferimento della scena lirica internazionale, celebre per il suo stile elegante, ironico e mai superficiale. Lo spettacolo del regista francese ambienta la vicenda in un’Inghilterra di metà Novecento. Pelly affronta Falstaff con uno sguardo che privilegia il teatro dei personaggi, il movimento continuo, la precisione comica, evitando ogni caricatura facile.''Io non cerco di fare la trasposizione storica, ma piuttosto di seggerire un passato vicino - ha dichiarato Pelly -. I personaggi potrebbero essere contemporanei. Mi sembra interessante distinguere due mondi opposti, quelo del protagonista e quello di Forsi e delle allegre comari. Più che di un'attualizzazione, si tratta di un confronto tra i sostenitori di un certo perbenismo, incarnato dalle quattro comari e da Ford, Falstaff. La vita regolata, senza sorprese nè ambizione dei borghesi è animata dalla presenza dell'eroe che li fa uscire dalla noia''.
Le scene di Barbara de Limburg e i costumi firmati dallo stesso Pelly costruiscono un universo visivo coerente, vivace e funzionale alla narrazione, mentre le luci di Joël Adam accompagnano con sensibilità i cambi di atmosfera, sottolineando i momenti di intimità e quelli di puro gioco teatrale.
Questa produzione nasce al Teatro Real di Madrid ed è frutto di una prestigiosa coproduzione internazionale con La Monnaie/De Munt, Opéra National de Bordeaux e Tokyo Nikikai Opera Foundation: un progetto che porta sul palcoscenico del San Carlo una visione già collaudata, ma capace di rinnovarsi a ogni ripresa.
Un cast di grande personalità
Al centro della scena, nel ruolo del protagonista, Luca Salsi dà corpo e voce a Sir John Falstaff, personaggio monumentale e fragile al tempo stesso: vanitoso, ridicolo, irresistibilmente umano. Un ruolo, che il famoso baritono italiano affronta per la terza volta, e che richiede - cme evidenziato dallo stesso Salsi - non solo una grande voce, ma soprattutto carisma, senso del tempo teatrale e profonda comprensione del personaggio.
Accanto a lui, Ernesto Petti è un Ford energico e geloso e la moglie interpretata da Maria Agresta che è una Mrs. Alice Ford di grande autorevolezza vocale.
La vicenda amorosa vede Francesco Demuro che presta il suo fraseggio elegante al giovane Fenton, innamorato di Nanetta a cui darà voce Désirée Giove, allieva dell'Accademia del Teatro di San Carlo.
Per le altre voci femminili, fondamentali e motore dell’azione verdiana, troviamo Anita Rachvelishvili, nel ruolo di Mrs. Quickly, dalla presenza sulla scena magnetica e di irresistibile ironia; poi Caterina Piva a completamento il quartetto delle “comari” che lasciano prevedere tutte insieme grande freschezza e precisione stilistica.
Il cast maschile si arricchisce delle interpretazioni di Gregory Bonfatti (Dott. Cajus), Enrico Casari (Bardolfo) e Piotr Micinski (Pistola), dando vita a un affresco corale compatto e teatrale.
Falstaff oggi: una commedia che parla ancora a noi
Mettere in scena Falstaff oggi significa confrontarsi con un’opera che ride dell’uomo senza giudicarlo, che smaschera vizi e debolezze ma li trasforma in occasione di condivisione. È una commedia che non invecchia, perché non prende di mira il singolo, ma l’umanità intera.
Al Teatro di San Carlo, questo Falstaff si annuncia come uno spettacolo di grande intelligenza musicale e teatrale: un incontro tra tradizione e modernità, tra leggerezza e profondità. Un’occasione preziosa per ritrovare Verdi nel suo sorriso più luminoso, proprio lì dove il teatro vive della sua massima vitalità.
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