C’è un filo rosso che lega Milano alla modernità della scena culturale europea: si chiama Der Ring des Nibelungen. Un’opera monumentale di Richard Wagner che non è soltanto musica e mito, ma un organismo vivo che continua a generare risonanze profonde nella nostra sensibilità contemporanea.
In questo 2026 Milano torna così con il nuovo allestimento del Ring des Nibelungen di Richard Wagner al Teatro alla Scala, accompagnato da un articolato programma di mostre ed eventi al Museo Teatrale alla Scala.
In questo 2026 Milano torna così con il nuovo allestimento del Ring des Nibelungen di Richard Wagner al Teatro alla Scala, accompagnato da un articolato programma di mostre ed eventi al Museo Teatrale alla Scala.
La Scala metterà solo in scena la musica: intorno a questo prodigio artistico si intrecciano mostre, proiezioni, incontri e reinterpretazioni che raccontano non solo l’opera di Wagner, ma il suo impatto sulla storia del teatro e dell’arte. Un progetto che intreccia opera, arti visive, storia del teatro e contemporaneità, trasformando il Ring in un’esperienza culturale totale.
A 150 anni dalla prima esecuzione integrale del Ring a Bayreuth (1876) e a 100 anni dalla prima produzione scaligera della Tetralogia (1926), la Scala rinnova il suo legame con Wagner, confermandosi luogo di tradizione ma anche di continua reinvenzione.
Il nuovo Ring des Nibelungen alla Scala (dal 1° marzo 2026)
Dal 1° marzo 2026, dopo dieci anni di assenza, il Teatro alla Scala presenta un nuovo allestimento del Ring des Nibelungen, affidando la direzione musicale a Simone Young e Alexander Soddy e la regia a David McVicar, uno dei più autorevoli interpreti del grande repertorio operistico internazionale.
Questo ritorno non è solo una ripresa, ma un nuovo capitolo nella lunga storia wagneriana del Piermarini. Il Ring – con L’Oro del Reno, La Walkiria, Sigfrido e Il Crepuscolo degli Dèi – è un’opera-mondo che parla di potere, desiderio, conflitto, fine delle civiltà. Temi che oggi risuonano con forza rinnovata.
Questo ritorno non è solo una ripresa, ma un nuovo capitolo nella lunga storia wagneriana del Piermarini. Il Ring – con L’Oro del Reno, La Walkiria, Sigfrido e Il Crepuscolo degli Dèi – è un’opera-mondo che parla di potere, desiderio, conflitto, fine delle civiltà. Temi che oggi risuonano con forza rinnovata.
Il Ring in mostra: il Museo Teatrale alla Scala protagonista
A fare da cornice al nuovo allestimento operistico, il Museo Teatrale alla Scala propone, fino al 3 maggio 2026, un doppio percorso espositivo che esplora il Ring come fenomeno storico, teatrale e visivo.
La rivoluzione del Ring – Visconti Ronconi Chéreau
La mostra “La rivoluzione del Ring – Visconti Ronconi Chéreau”, curata da Giovanni Agosti con l’allestimento di Margherita Palli, occupa gli spazi del Museo Teatrale e della Biblioteca Livia Simoni, uno dei luoghi simbolo della ricerca teatrale italiana.
Al centro del racconto c’è una svolta epocale: il momento in cui, tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, il Ring cambia volto. Abbandona l’astrazione mitologica e simbolista per diventare teatro storico, politico, concreto.
Milano è una delle cellule propulsive di questa trasformazione. Alla Scala e al Piccolo Teatro si incrociano figure decisive:
Al centro del racconto c’è una svolta epocale: il momento in cui, tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, il Ring cambia volto. Abbandona l’astrazione mitologica e simbolista per diventare teatro storico, politico, concreto.
Milano è una delle cellule propulsive di questa trasformazione. Alla Scala e al Piccolo Teatro si incrociano figure decisive:
-Luchino Visconti, chiamato nel 1972 a firmare un nuovo Ring, ma costretto a interrompere il progetto;
-Luca Ronconi, che ne raccoglie l’eredità portando sulla scena una visione radicalmente nuova;
Pier Luigi Pizzi, scenografo e costumista di La Walkiria e Sigfrido, cui la mostra è dedicata;
Patrice Chéreau, autore del leggendario Jahrhundertring di Bayreuth (1976), diretto da Pierre Boulez.
-Luca Ronconi, che ne raccoglie l’eredità portando sulla scena una visione radicalmente nuova;
Pier Luigi Pizzi, scenografo e costumista di La Walkiria e Sigfrido, cui la mostra è dedicata;
Patrice Chéreau, autore del leggendario Jahrhundertring di Bayreuth (1976), diretto da Pierre Boulez.
Attraverso bozzetti originali, figurini, documenti, costumi, attrezzeria, filmati e rassegne stampa, la mostra racconta uno dei momenti più controversi e fecondi della storia del teatro musicale europeo. Uno scandalo artistico che, col tempo, si è trasformato in un nuovo canone. Questa non è quindi una semplice esposizione di oggetti d’epoca: è un viaggio immersivo dentro una delle trasformazioni più radicali che la tetralogia wagneriana abbia conosciuto nel XX secolo. Al centro del racconto c’è la figura di Pier Luigi Pizzi, scenografo di La Walkiria e Sigfrido negli anni Settanta nelle produzioni scaligere dirette da Luca Ronconi, uno dei registi più visionari del teatro italiano.
Ma perché rivoluzione? Perché in quegli anni il Ring non fu più solo mito e simbolo: divenne teatro “concreto”, sociale, politico. Si passò da un’iconografia astratta a una lettura che interrogava il presente – una sfida che all’epoca suscitò scandalo, critiche feroci e persino resistenze ideologiche. Le sale della mostra non sono solo spazio espositivo: diventano uno scenario in cui bozzetti originali, figurini, immagini d’epoca e documenti narrano una storia epica parallela – quella della cultura teatrale europea e della Milano che, con la Scala e il Piccolo Teatro, fu tra le capitali di questa trasformazione
In programma anche eventi collaterali, come la proiezione del film Ludwig di Luchino Visconti (16 marzo) – un’occasione per vedere come visioni cinematografiche e teatrali dialogano con il mito wagneriano.
Risonanze Wagner – Visioni intorno al Ring
Negli spazi del Ridotto dei Palchi “Arturo Toscanini”, la mostra “Risonanze Wagner – Visioni intorno al Ring”, a cura di Gianluigi Colin e Mattia Palma, sposta lo sguardo dal Novecento alla contemporaneità.
Il punto di partenza è il wagnerismo: un fenomeno culturale che, tra Ottocento e Novecento, ha influenzato filosofia, arti visive, letteratura e musica. Ma l’eredità del Ring non si è mai arrestata. Dalla serialità narrativa al fantasy, fino all’immaginario cinematografico e pop, Wagner continua a risuonare nel presente.
Sono quattro le artiste contemporanee - Antonella Benanzato, Flaminia Veronesi, Chiara Calore e Federica Perazzoli- invitate a confrontarsi con i temi della Tetralogia:
- potere e corruzione
- mito e fine degli dèi
- natura, tecnologia e destino
- mito e fine degli dèi
- natura, tecnologia e destino
Le opere esposte non illustrano il palcoscenico, ma lo reinterpretano: sono visioni autonome, pittoriche e concettuali, che dimostrano come il Ring des Nibelungen sia ancora oggi una fonte viva di ispirazione.
Qui Wagner non è nostalgia, ma energia viva che attraversa l’oggi. Secondo le loro poetiche, è stato dato senso e forma ad alcune scene chiave della Tetralogia (L’Oro del Reno, La Walkiria, Sigfrido e Il Crepuscolo degli Dèi). Il risultato sono rielaborazioni visive e pittoriche che parlano dei grandi temi wagneriani traducendoli nella sensibilità del nostro tempo. È un ponte tra l’archetipo mitico e l’arte contemporanea, un modo nuovo di “ascoltare” Wagner attraverso lo sguardo di chi oggi vive l’arte.
Qui Wagner non è nostalgia, ma energia viva che attraversa l’oggi. Secondo le loro poetiche, è stato dato senso e forma ad alcune scene chiave della Tetralogia (L’Oro del Reno, La Walkiria, Sigfrido e Il Crepuscolo degli Dèi). Il risultato sono rielaborazioni visive e pittoriche che parlano dei grandi temi wagneriani traducendoli nella sensibilità del nostro tempo. È un ponte tra l’archetipo mitico e l’arte contemporanea, un modo nuovo di “ascoltare” Wagner attraverso lo sguardo di chi oggi vive l’arte.
Perché il Ring alla Scala 2026 è un evento da non perdere
Queste iniziative – mostre, spettacoli, proiezioni e incontri – non sono add-on: sono parte di una narrazione più ampia che fa di Milano, e in particolare della Scala, un crocevia vivo della cultura europea. Il Ring, qui, non è un’opera chiusa nel tempo: è un organismo che continua a farsi domanda, a interrogare la scena contemporanea, a riflettere sulle tensioni della nostra epoca.
E se la musica di Wagner può ancora stupire, inquietare, commuovere, lo deve anche alle storie di chi, come Visconti, Ronconi, Pizzi o Chéreau, ha osato rinnovarla e tradurla in immagini che non si dimenticano
E se la musica di Wagner può ancora stupire, inquietare, commuovere, lo deve anche alle storie di chi, come Visconti, Ronconi, Pizzi o Chéreau, ha osato rinnovarla e tradurla in immagini che non si dimenticano

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