E se il nostro rapporto con la musica iniziasse ancora prima di nascere? Da dove arriva la musica nel nostro corpo e da quando siamo in grado di riconoscerne il ritmo? A queste domande prova a rispondere un gruppo di ricerca dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Roma, che ha indagato le origini cerebrali della percezione musicale nei primi giorni di vita. In uno studio pubblicato sulla rivista PLOS Biology, i ricercatori dimostrano che i neonati nascono già con la capacità di prevedere il ritmo, mentre la comprensione della melodia sembra svilupparsi solo più tardi.
La ricerca è stata condotta da Roberta Bianco, oggi Professoressa Associata all’Università di Pisa e ricercatrice affiliata all’IIT, ed è stata coordinata da Giacomo Novembre, Principal Investigator dell’Unità di ricerca Neuroscience of Perception and Action presso il Center for Life Nano- & Neuro-Science dell’IIT di Roma. Lo studio nasce nell’ambito di progetti finanziati dall’European Research Council a Giacomo Novembre e dal programma Marie Skłodowska-Curie Actions a Roberta Bianco.
In tutte le culture umane, il ritmo e la melodia sono elementi centrali della musica, e le persone sono naturalmente portate ad anticiparne l’andamento. Ma queste capacità sono innate o frutto dell’esperienza? Sappiamo già che intorno alla 35ª settimana di gestazione i feti reagiscono alla musica con variazioni della frequenza cardiaca e dei movimenti. Rimaneva però poco chiaro se, alla nascita, i neonati fossero già in grado di “prevedere” ciò che ascoltano. Lo studio dell’IIT contribuisce a fare luce su questo passaggio cruciale dello sviluppo.
Per esplorare le attitudini musicali precoci, i ricercatori hanno coinvolto 49 neonati, ai quali sono state fatte ascoltare composizioni pianistiche di Johann Sebastian Bach mentre dormivano. L’esperimento è stato realizzato grazie alla collaborazione con il Research Center for Natural Sciences e l’Ospedale Szent Imre di Budapest, in Ungheria. I brani comprendevano dieci melodie originali e quattro versioni rimescolate, in cui ritmo e melodia venivano alterati nel loro ordine.
Durante l’ascolto, l’attività cerebrale dei neonati è stata registrata tramite elettroencefalografia (EEG), una tecnica del tutto non invasiva che utilizza piccoli elettrodi posizionati sul cuoio capelluto. Quando le onde cerebrali mostravano segnali di “sorpresa”, significava che il cervello del neonato si aspettava una continuazione diversa del brano musicale.
I risultati sono stati sorprendenti: i neonati mostravano chiare risposte neurali quando il ritmo cambiava in modo inatteso. In altre parole, pur avendo solo pochi giorni di vita, erano già in grado di generare aspettative basate sulla struttura ritmica, come piccoli maestri d’orchestra inconsapevoli. Finora, una simile capacità era stata osservata solo nei primati non umani.
Al contrario, i ricercatori non hanno trovato evidenze di aspettative legate alla melodia: i cambiamenti melodici inattesi non suscitavano la stessa reazione di sorpresa. Questo suggerisce che la capacità di seguire e prevedere una melodia emerga più avanti nello sviluppo, in una fase che non è ancora stata definita con precisione.
Come spiegano gli autori: ''I neonati arrivano al mondo già sintonizzati sul ritmo. La nostra ricerca mostra che persino bambini di appena due giorni sono in grado di anticipare schemi ritmici, indicando che alcuni elementi fondamentali della percezione musicale sono innati. Ma c’è un colpo di scena: le aspettative melodiche sembrano non essere ancora presenti. Questo suggerisce che la melodia non è innata, ma viene appresa gradualmente attraverso l’esposizione''. In altre parole, il ritmo potrebbe far parte del nostro corredo biologico, mentre la melodia è qualcosa che impariamo crescendo.
Comprendere come si sviluppa la percezione del ritmo non è solo una curiosità musicale: secondo i ricercatori, può aiutare a chiarire come maturano i nostri sistemi uditivi e predittivi. Studi futuri potrebbero indagare, ad esempio, se e come l’esposizione alla musica durante la gestazione influenzi l’acquisizione del ritmo e della melodia, aprendo nuove prospettive sul legame profondo tra cervello, suono e sviluppo umano.

Commenti
Posta un commento