OPER! Awards 2026: ottimo risultato italiano a Regensburg



Gli OPER! Awards 2026  sono stati assegnat ieri 23 febbraio 2026 presso il Theater Regensburg. Considerati i più importanti premi tedeschi sono dedicati esclusivamente all'opera lirica a livello internazionale. La cerimonia, che si è svolta ieri, è stato non soltanto una premiazione, ma un momento di riflessione sull’arte dell’opera oggi, tra tradizione, innovazione e nuove sfide produttive.

Gli OPER! Awards nascono nel 2019 da un’idea di Ulrich Ruhnke, caporedattore della rivista specializzata OPER!. La loro fondazione risponde a un’esigenza precisa: colmare il vuoto lasciato dalla scomparsa degli Echo Klassik, che per anni avevano rappresentato un punto di riferimento nel panorama musicale tedesco. A differenza di molti premi fondati su logiche commerciali o sul voto popolare, gli OPER! Awards si distinguono per un principio dichiarato: centralità assoluta del merito artisticoI vincitori vengono selezionati da una giuria indipendente composta da critici musicali e giornalisti specializzati provenienti da importanti testate internazionali. 
Negli anni, la giuria ha riunito firme di riferimento del giornalismo culturale europeo - collaboratori di quotidiani e riviste come Frankfurter Allgemeine Zeitung, Die Welt, Neue Zürcher Zeitung, Opera Magazine, Opernwelt - garantendo pluralità di sguardi e competenze musicologiche. Non è un premio nazionale,  pur essendo tedesco nella sua origine, ha infatti una vocazione dichiaratamente internazionale, con categorie che abbracciano cantanti, direttori, orchestre, produzioni, incisioni, festival, nuovi progetti e perfino una categoria critica come quella del Biggest nuisance, dedicata ai nodi irrisolti del sistema musicale.

Abbiamo così visto che l’edizione 2026 ha evidenziato un panorama lirico in grande fermento.

Best female singer                              Miina-Liisa Värelä

Best male singer                                Jonathan Tetelman

Best opera company                          Theater Regensburg

Best conductor                                  Gianluca Capuano

Best director                                         Barrie Kosky

Best orchestra                                     Staatskapelle Berlin

Best choir                                      Coro del Teatro alla Scala

Best world premiere   Il nome della rosa - Francesco Filidei - Teatro alla Scala

Best production         Hotel Metamorphosis - Salzburger Pfingstfestspiele

Best stage designer/                            Jo Schramm
set decorator / lighting desinger

Best costume designer                     Cécile Trémolières

Best solo album          Golden Age - Pentatone Erin Morley & Lawrence Brownlee

Best opera recording                      Donizetti Songs - Opera Rara

Best newcomer / Rising star                   Nadezhda Karyazina

Best rediscovery       Die Toten Augen - Eugen d'Albert - Theater Altenburg Gera

Best future project                      Verdi Off - Festival Verdi Parma

Best festival                              Rummelplatz - Theater Chemnitz

Honorary / lifetime achievement                Jürgen Rose

Best benefactor / entrepreneur                  Christof Loy

Biggest nuisance                      The winding up of the Bühne Baden orchestra

Per questo 2026 la presenza italiana si è fatta sentire, non solo per i premi, ma per il peso culturale riconosciuto al nostro sistema operistico. 


Il premio a Gianluca Capuano, come migliore direttore, conferma il suo ruolo centrale nel panorama barocco e belcantistico internazionale. Clavicembalista e direttore, fondatore dell’ensemble Il Pomo d'Oro, Capuano si è imposto negli ultimi anni per un approccio filologico ma teatralmente attento e vibrante.  Le sue direzioni sono caratterizzate da  attenzione al testo e alla retorica musicale, dai tempi mobili e narrativi, dalla valorizzazione orchestrale e delle diverse coloriture. Il riconoscimento tedesco suggella così  una carriera ormai stabilmente internazionale.



Il  Coro del Teatro alla Scala, cuore sonoro del Massimo milanese, è una delle istituzioni corali più prestigiose al mondo. Fondato nel 1778 insieme al teatro, ha attraversato secoli di storia musicale, dal melodramma ottocentesco alle grandi produzioni contemporanee. Il premio  ne riconosce così la compattezza timbrica, la duttilità stilistica e la capacità drammatica. Dobbiamo dire che in un’epoca in cui i cori sono spesso penalizzati da tagli di bilancio, il  premio assume anche un valore simbolico.


La vittoria per la migliore prima mondiale è andata  a Il nome della rosa, opera di Francesco Filidei, presentata alla Teatro alla Scala. Filidei, tra i compositori italiani più eseguiti a livello internazionale, ha saputo trasformare il romanzo di Eco in una partitura stratificata, visionaria, capace di coniugare scrittura contemporanea e tensione teatrale. Il premio sottolinea come l’opera del XXI secolo possa ancora essere evento culturale condiviso.

Il riconoscimento per il migliore progetto futuro è stato assegnato al Festival Verdi di Parma per il progetto “Verdi Off” che evidenzia un modello virtuoso, quello cioè di  portare Verdi fuori dai teatri, nelle piazze, nei quartieri, nei luoghi della vita quotidiana. Un’idea che amplia il pubblico senza banalizzare il contenuto, rafforzando il legame tra territorio e patrimonio musicale.

Al di là  dei premi che ti aspetti, colpisce in questa manifestazione  la presenza della categoria Biggest nuisance, assegnata allo scioglimento dell’orchestra della Bühne Baden.  L'operazione dovrebbe essere parte di un piano di risparmio della holding culturale della Bassa Austria (NÖKU). Le future produzioni utilizzeranno musicisti esterni o formazioni diverse, una decisione che ha suscitato molte polemiche e proteste. Appare quindi come  un chiaro segnale che il mondo dell’opera non vive solo di celebrazioni, ma anche di crisi strutturali, tagli e ridefinizioni.

Gli OPER! Awards si confermano così non soltanto un palmarès di eccellenze, ma un osservatorio critico sullo stato dell’arte. In un tempo soprattuto  in cui la lirica è messa sotto osserrvazione.  Una serata invece come quella di Regensburg ha raccontato altro. Che l'arte è viva e che quelli cha la vivono e la amano sono combattivi, capaci di rinnovarsi e di interrogare e di vivere  il presente immaginando il futuro.





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