Nove minuti di applausi. Non solo un gesto di routine, ma un tempo sospeso, denso, quasi rituale, con cui il pubblico del Teatro di San Carlo ha salutato la prima di Falstaff di Giuseppe Verdi. Un successo che va oltre l’entusiasmo immediato, perché Falstaff non è solo un’opera comica: è il testamento artistico di Verdi, il sorriso intelligente e disincantato di un genio giunto al termine del suo percorso creativo.
Per la prima volta questa produzione approda sul palcoscenico napoletano, con la direzione musicale di Marco Armiliato e la regia di Laurent Pelly, in una coproduzione internazionale che coinvolge il Teatro Real, La Monnaie / De Munt, Opéra National de Bordeaux e la Tokyo Nikikai Opera Foundation. Un’alleanza europea (e non solo) che sottolinea la dimensione universale di quest’opera.
Composto a quasi ottant’anni, Falstaff è il paradosso verdiano: dopo una vita di tragedie, morti e passioni estreme, Verdi sceglie il riso. Ma non un riso facile. Qui la comicità è intelligenza, gioco di specchi, sguardo ironico sull’umanità. Tutto nel mondo è burla non è una battuta finale: è una filosofia, una resa serena e lucidissima al caos dell’esistenza.
Laurent Pelly coglie perfettamente questo spirito, costruendo uno spettacolo che evita la farsa grossolana e privilegia il ritmo teatrale, la precisione del gesto, la leggerezza che nasce dalla disciplina. Ogni personaggio è una maschera viva, mai caricaturale, credibile nella sua umanissima debolezza.
Luca Salsi ha interpretato il ruolo del titolo, accanto Ernesto Petti in quello di Ford e MariaAgresta come Alice. Ha debuttato il ruolo di Mrs. Quickly Anita Rachvelishvili, Caterina Piva è stata Mrs. Meg Page. Protagonisti della vicenda amorosa, che coinvolge Fenton e Nannetta, sonostati Francesco Demuro e Désirée Giove, allieva dell’Accademia del Teatro di San Carlo. In scena anche Gregory Bonfatti (Dottor Cajus), Enrico Casari (Bardolfo) e Piotr Micinski (Pistola).
Questa produzione, in scena con quattro repliche fino a martedì 24 febbraio, dimostra quanto Falstaff sia un’opera modernissima. Non ride dei personaggi, ma con loro; non giudica, ma osserva. Ed è forse per questo che, alla fine, il pubblico del San Carlo non ha avuto dubbi: quei nove minuti di applausi sono stati un ringraziamento collettivo a Verdi, alla sua ironia senza tempo e a un teatro che, quando funziona così, diventa davvero specchio dell’umanità.
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