Accabadora, dal romanzo di Michela Murgia alla nuova opera di Francesco Filidei | Prima mondiale al Festival di Aix, 4–10 luglio 2026


di Milena Borsacchi)---Nel panorama dell’opera contemporanea europea, l’estate 2026 segna un punto di convergenza tra letteratura, tradizione e ricerca musicale: la nascita di Accabadora, nuova opera di Francesco Filidei, presentata in prima mondiale al Festival d'Aix-en-Provence dal 4 al 10 luglio.

Fondato nel 1948, il Festival d'Aix-en-Provence è oggi uno dei più influenti appuntamenti europei dedicati all’opera, noto per coniugare repertorio e creazione contemporanea. L’edizione 2026 si sviluppa dal 2 al 21 luglio attorno a un tema fortemente identitario: “alla ricerca dell’umanità”, un percorso che attraversa nascita, vita e morte .

Il programma si articola in nuove produzioni e grandi ritorni: una nuova Die Zauberflöte di Mozart, Die Frau ohne Schatten di Richard Strauss, El Cimarrón di Hans Werner Henze e la ripresa scenica del Requiem di Mozart nella visione di Romeo Castellucci. E poi concerti, recital vocali e incursioni nel jazz e nella musica mediterranea

In questo contesto, Accabadora emerge come uno dei nuclei più significativi: non solo una creazione mondiale, ma un’opera che dialoga direttamente con il tema del festival, interrogando il confine ultimo dell’esperienza umana.

L’opera nasce dal celebre romanzo Accabadora di Michela Murgia, vincitore del Premio Campiello nel 2010. Ambientata nella Sardegna degli anni Cinquanta, la storia ruota attorno a una figura ancestrale: l’''accabadora'', donna che accompagna i moribondi verso la morte, vista come una ''ultima madre'' .
La trama segue Maria, bambina adottata da Tzia Bonaria, accabadora del villaggio: una relazione che si sviluppa tra affetto, timore e rivelazione, fino al confronto con il significato più profondo della pietà e della fine .

Filidei trasforma quindi questo materiale narrativo in una opera da camera, della durata di circa 1 ora e 20 minuti .  La lingua utilizzata sarà l'italiano, con il coro in sardo. Per quanto attiene la struttura, sarà compatta, simbolica, con forte ruolo del coro, concepito come ''doppio dell’orchestra''.  Lo stile musicale  contemporaneo, emerge radicato però in una dimensione rituale e vocale arcaica

Il libretto è firmato dallo stesso Filidei insieme a Manuelle Mureddu: inizialmente avrebbe dovuto partecipare anche Murgia, scomparsa prima di completare il progetto .

Ricordiamo che Francesco Filidei, classe 1973,  è tra i protagonisti della musica contemporanea europea. Formatosi tra Italia e Francia, allievo di Salvatore Sciarrino, ha costruito un linguaggio che unisce sperimentazione sonora, teatralità e memoria culturale . Dopo opere come L’Inondation e Il nome della rosa (Scala 2025), Accabadora rappresenta un ritorno alle radici: la Sardegna, l’oralità, il mito

La creazione di Aix si presenta così come un progetto fortemente unitario costituito dalla regia e scene di Valentina Carrasco. Alla direzione musicale Lucie Leguay che guida  Orchestra dell’Opéra de Lyon. In particolare, la regia di Valentina Carrasco si focalizza sull’ambivalenza del personaggio centrale e sul rapporto con la terra sarda: una presenza che nutre e opprime insieme. L’accabadora è figura duplice, quasi mitologica, ''come una noce che contiene un tesoro''.

Per il cast principale trpviamo:

Tzia Bonaria (Accabadora): Noa Frenkel;
Maria: Rachel Masclet;
Nicola Bastiu: Lodovico Filippo Ravizza;
Andria Bastiu: Hugo Brady;
Maestra Luciana / altri ruoli: Victoire Bunel, Francesco Leone e altri

Si tratta in gran parte di giovani interpreti provenienti dall’Académie del Festival, coerentemente con la vocazione di Aix come incubatore di nuovi talenti .

Accabadora si configura quindi come un’opera profondamente contemporanea non tanto per il linguaggio musicale quanto per la domanda etica che pone: che cosa significa accompagnare qualcuno alla morte?
Tra rito, maternità e fine della vita, Filidei costruisce un teatro sonoro che evita il realismo e si muove invece in una dimensione sospesa, simbolica. L’opera diventa così una meditazione collettiva, coerente con il filo conduttore del Festival: esplorare ciò che definisce l’essere umano.
In questo senso, la traiettoria si chiude dove era iniziata: dal romanzo di Murgia alla scena internazionale, Accabadora non perde la sua radice narrativa, ma la trasforma in rito musicale, restituendo alla tradizione orale sarda una nuova, potente forma teatrale.

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