Il perdono nutre il mondo, il racconto musicato tra storia, spiritualità e memoria sonora al Teatro Parioli
“Il perdono nutre il mondo'' è il titolo di uno spettacolo, eppure così poetico da farla assomigliare ad un atto civile, ad una riflessione che viaggia nei secoli. Il racconto musicato ideato e diretto artisticamente da Angelo De Nicola e Sara Cecala nasce come un viaggio culturale e spirituale dedicato a Pietro Angelerio, il monaco eremita che il mondo avrebbe conosciuto come Papa Celestino V. Un progetto che intreccia parola, musica e immagini per restituire al pubblico la grandezza umana di un uomo spesso raccontato per essere stato protagonista dell'episodio del ''Gran Rifiuto''.
L'appuntamento per il pubblico è a martedì 10 marzo alle ore 19 al Teatro Parioli Costanzo.
Al centro quindi troveremo sostanziato il percorso culturale che ha seguito simbolicamente le orme del pontefice. Da Ferentino, luogo della prima sepoltura delle spoglie celestiniane, fino a Sulmona, terra di eremitaggio e tappa fondamentale verso la Basilica di Collemaggio, cuore spirituale della Perdonanza. Nell’agosto 2024 una serata “satellite” a Pescocostanzo ha arricchito il cammino, preludio all’evento culturale del 2025 a L'Aquila, promosso dal Presidente della Corte d’Appello Aldo Manfredi. Per il 2026, il progetto immagina Roma e Rieti come un unico asse culturale: due palcoscenici simbolici che dialogano idealmente con L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura, in un abbraccio che unisce spiritualità, storia e contemporaneità.
La voce narrante è quella del giornalista e scrittore Angelo De Nicola, studioso appassionato della storia aquilana e della Perdonanza. Il suo racconto non è cronaca fredda, ma è è narrazione che scava nelle pieghe della coscienza collettiva. Accanto alla figura di Celestino emergono immagini rare della città dell’Aquila, della Perdonanza storica e della figura di Ignazio Silone (Secondino Tranquilli), scrittore che più di altri ha saputo raccontare la dimensione etica e solitaria dell’uomo abruzzese. Uno dei passaggi più intensi affronta il tema ancora dibattuto della ''viltade'' e del ''Gran Rifiuto'' evocato da Dante Alighieri nella Divina Commedia. Fu davvero viltà? O piuttosto un gesto di radicale coerenza spirituale? Lo spettacolo, che volutamente non offre sentenze, invita alla riflessione condivisa.
In tutto ciò, la musica è l'anima del racconto: Un fluire che vede la parola costruita dal pensiero, mentre alla musica è affidato il compito di amplificare l’emozione.
Ospite speciale è Germano D'Aurelio, in arte ’Nduccio. Figura amatissima in Abruzzo, D’Aurelio è molto più di un attore comico: è un narratore popolare, un custode di memoria orale. La sua presenza aggiunge calore, ironia sottile e quella capacità tutta abruzzese di sorridere anche davanti alle grandi domande della vita. La sua voce diventa ponte tra sacro e quotidiano.
Sarà il violino di Antonio Scolletta, lirico e penetrante, ad evocare i silenzi delle montagne abruzzesi, i passi lenti dell’eremita, il vento tra le pietre antiche. Il suo fraseggio unisce formazione classica e sensibilità narrativa.
La fisarmonica di Lorenzo Scolletta porta con sé il respiro della tradizione popolare. Strumento di festa e di malinconia, qui diventa voce interiore, eco di cammini, richiamo alla terra e alla memoria collettiva.
Al pianoforte, Sara Cecala costruisce l’architettura armonica dello spettacolo. Il suo tocco delicato e profondo crea tappeti sonori che sostengono la narrazione e aprono spazi contemplativi. È il cuore musicale del progetto, capace di fondere spiritualità e modernità.
La voce di Libera Candida D’Aurelio restituisce allo spettacolo, con il suo canto, un'atmosfera da preghiera laica, capace di trasformare il racconto storico in esperienza emotiva condivisa.
Dietro le quinte, il lavoro tecnico è affidato a Domenico Matteucci, responsabile service audio-luci, e a Domenico Di Girolamo, aiuto fonico: la qualità del suono e della luce diventa parte integrante della narrazione. Fabrizio Bravi contribuisce al coordinamento organizzativo, mentre la produzione è firmata da OperaprimA, realtà impegnata nella valorizzazione culturale del territorio.
Al centro dello spettacolo, abbiamo detto, c’è quindi la Perdonanza, istituzione spirituale che anticipa di secoli il concetto moderno di giubileo universale. Un atto rivoluzionario per il suo tempo: il perdono aperto a tutti, senza distinzione.
“Il perdono nutre il mondo” diventa una riflessione ancora più contemporanea. In un’epoca segnata da conflitti e polarizzazioni, la figura di Celestino V torna a parlarci con sorprendente attualità. Non parliamo così di un papa fragile, ma di un uomo capace di scegliere la coscienza. E quindi non un rifiuto, ma un atto di libertà.
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