Nastri d’Argento Documentari 2026: la memoria di Siani e il racconto del reale



A legare tutti i Nastri d’Argento Documentari assegnati in  questa edizione  2026, la responsabilità del racconto emerge come priorità, che  non è solo il piacere del cinema del reale. E non è un caso che tra i riconoscimenti più significativi di questa edizione ci sia il Premio Speciale assegnato a ''Quarant’anni senza Giancarlo Siani'', diretto da Filippo Soldi.

Il documentario riporta al centro la figura di Giancarlo Siani, cronista de Il Mattino, assassinato dalla camorra nel 1985 per le sue inchieste sui rapporti tra criminalità organizzata e politica. Aveva 26 anni. Soldi sceglie un registro intimo ma rigoroso, alternando materiali d’archivio, testimonianze e riflessioni contemporanee. Ne viene non soltanto il ritratto di un giovane giornalista coraggioso, ma quello di un’intera stagione italiana, segnata da tensioni, silenzi e verità scomode.

Il film restituisce a Siani la sua dimensione più autentica, quella di un ragazzo appassionato, curioso, determinato a fare bene il proprio lavoro. È proprio questa normalità a rendere ancora più drammatica la sua storia. Il Premio Speciale ai Nastri d'Argento Documentari riconosce così non solo la qualità cinematografica dell’opera, ma il suo valore civile: la capacità di trasformare la memoria in qualcosa che appartiene alla coscienza di tutti.

Accanto al film di Soldi, l’edizione 2026 ha premiato opere molto diverse tra loro, a testimonianza della vitalità del documentario italiano.

Il Nastro dell’Anno è andato a ''Attitudini: Nessuna'' di Sophie Chiarello, dedicato al celebre trio Aldo, Giovanni e Giacomo. Un racconto che scava dietro la comicità, esplorando il percorso umano e artistico di tre protagonisti dello spettacolo italiano, tra archivi, backstage e confessioni.

Per la sezione Cinema del reale, il premio è stato assegnato a ''Sotto le nuvole'' di Gianfranco Rosi, autore noto per il suo sguardo contemplativo e immersivo. Anche qui il reale non è cronaca, ma esperienza: frammenti di vita che diventano narrazione poetica.

Nella sezione Cinema, Spettacolo, Cultura, il riconoscimento per il miglior documentario sul cinema è andato a ''Roberto Rossellini- Più di una vita'', firmato da Ilaria De Laurentiis, Andrea Paolo Massara e Raffaele Brunetti: un viaggio negli ultimi vent’anni del grande maestro Roberto Rossellini, tra sperimentazione televisiva e nuove forme di divulgazione.

Per la sezione Cultura, premiato ''Ellroy vs L.A.'' di Francesco Zippel, che indaga il rapporto tra lo scrittore James Ellroy e la città di Los Angeles: un dialogo serrato tra autore e metropoli, tra noir e realtà.

La sezione Musica ha riconosciuto ''Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiasco'' di Cristiana Mainardi, dedicato al musicista Mauro Pagani, figura chiave della scena italiana, raccontato attraverso un percorso che intreccia carriera e ricerca personale.

Tra i Premi Speciali, oltre a quello per Siani, spiccano ''San Damiano'' di Gregorio Sassoli e Alejandro Cifuentes, intenso ritratto delle marginalità attorno alla stazione Termini di Roma, e ''Nino. 18 giorni'' di Toni D'Angelo, dedicato all’artista Nino D'Angelo.

La Menzione speciale è andata a ''The Madmen Coach'' di Carlo Liberatori, storia di sport e inclusione, mentre il Nastro della Legalità ha premiato ''Giulio Regeni - Tutto il male del mondo” di Simone Manetti, dedicato alla vicenda di Giulio Regeni.

Ricordiamo che i Nastri d'Argento, assegnati dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, sono tra i riconoscimenti più antichi e prestigiosi del cinema italiano. La sezione Documentari si distingue per una caratteristica precisa: non premia soltanto l’eccellenza formale, ma la capacità dell’opera di dialogare con il presente.

È un premio che intercetta film capaci di generare dibattito, di aprire ferite, di riattivare la memoria. In questo senso, il riconoscimento a ''Quarant’anni senza Giancarlo Siani'' appare emblematico. Si tratta di un’opera che non si limita a ricordare, ma cerca risposte nel  nostro tempo sul valore della libertà di stampa e della responsabilità individuale.

L’edizione 2026 dei Nastri d’Argento Documentari compone così un mosaico di storie: dal giornalismo d’inchiesta alla comicità, dalla grande storia del cinema alla musica, dalla denuncia sociale alla memoria civile. Un panorama variegato che conferma come il documentario, oggi più che mai, sia  terreno molto fertile dove crescere e sviluppare idee uno dei luoghi più vivi del cinema italiano.



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