di Milena Borsacchi)---Mancano pochi giorni prima che il sipario del Teatro Costanzi si levi su uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati di danza. Dal 17 al 22 marzo, il Teatro dell’Opera di Roma presenta un trittico contemporaneo che riunisce tre figure di primo piano della coreografia internazionale: John Neumeier, Jacopo Godani e Benjamin Millepied.
L’iniziativa rientra nella linea artistica promossa dalla direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato, che negli ultimi anni ha costruito una programmazione capace di far dialogare il repertorio classico con i linguaggi più avanzati della danza contemporanea. Il risultato è uno spettacolo che attraversa estetiche e generazioni, mettendo in relazione poetica neoclassica, tensione fisica contemporanea ed energia minimalista.
Ad aprire la serata è Spring and Fall, creazione di John Neumeier, uno dei grandi maestri della coreografia europea. Il balletto nasce nel 1991 per l’Hamburg Ballet, inizialmente presentato in forma parziale al Nijinsky-Gala di Amburgo e poi sviluppato nella sua versione completa nel 1994 al Ballet du Grand Théâtre de Genève. La coreografia è costruita sulla Serenata per archi in mi maggiore op. 22 di Antonín Dvořák, una delle partiture più luminose del repertorio romantico. Il titolo gioca su una doppia interpretazione: da un lato il ciclo delle stagioni -primavera e autunno- dall’altro la dinamica stessa del movimento, tra slancio (spring) e caduta (fall), un principio fondamentale della tecnica moderna sviluppato da Doris Humphrey.
In scena la coreografia si distingue per la sua purezza visiva: costumi bianchi essenziali, linee coreografiche ampie e un uso dello spazio che alterna ensemble corali e momenti di intimità nei pas de deux. L’orchestra del Teatro dell’Opera è diretta dal maestro Daniel Capps, mentre la ripresa coreografica si avvale della supervisione degli assistenti storici di Neumeier, tra cui Sasha Riabko e Nicholas Le Riche. Il risultato è una danza fluida e luminosa, in cui ogni gesto sembra nascere direttamente dalla musica.
Il viaggio prosegue con Echoes from a Restless Soul, creazione del 2016 del coreografo italiano Jacopo Godani, figura centrale della danza contemporanea europea e per anni direttore della Dresden Frankfurt Dance Company. Godani firma un’opera totale: coreografia, scene, luci e costumi portano tutti la sua firma, costruendo un ambiente visivo e sonoro estremamente coerente. Il balletto è costruito sulle suggestioni di Gaspard de la Nuit di Maurice Ravel, una delle composizioni pianistiche più complesse e visionarie del primo Novecento, eseguita dal vivo dal pianista Massimo Spada.
Qui il linguaggio coreografico cambia radicalmente: i corpi dei danzatori diventano vettori di energia nervosa, con articolazioni rapide, linee spezzate e un virtuosismo fisico quasi acrobatico. Il movimento sembra nascere da un impulso interiore, traducendo l’inquietudine emotiva della musica di Ravel in una scrittura coreografica tagliente e magnetica.
A chiudere il trittico è I Feel the Earth Move, coreografia di Benjamin Millepied, creata nel 2017 per l’American Ballet Theatre. Il balletto si apre con un dispositivo teatrale insolito: il sipario è già alzato e i macchinisti sono visibili mentre smontano la scenografia, trasformando il palcoscenico in un luogo di transizione tra teatro e realtà. La danza prende poi forma sulle sonorità ipnotiche del minimalismo di Philip Glass, con estratti dalla celebre opera Einstein on the Beach. L’aspetto visivo gioca un ruolo fondamentale: i costumi sono firmati da Rocco Iannone per Ferrari Style, portando sul palcoscenico un’eleganza contemporanea che unisce design italiano e dinamismo scenico. La coreografia di Millepied, caratterizzata da grande velocità e musicalità, costruisce un crescendo di energia collettiva che coinvolge l’intero ensemble.
A dare vita a questo viaggio coreografico sono le Étoiles, i Primi ballerini, i Solisti e il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. In scena si alterneranno interpreti di primo piano della compagnia come Alessandra Amato, Susanna Salvi e Alessio Rezza, insieme ai primi ballerini Federica Maine, Marianna Suriano, Simone Agrò, Claudio Cocino e Michele Satriano, affiancati dalle nuove generazioni di danzatori che stanno contribuendo al rinnovamento della compagnia romana.
Questo trittico è anche un vero percorso nella storia recente del balletto: dalla sensibilità neoclassica di Neumeier, alla fisicità radicale di Godani, fino alla visione contemporanea e interdisciplinare di Millepied. In sostanza, tre linguaggi diversi che convivono in una stessa serata e dimostrano come il balletto, lungi dall’essere un’arte del passato, continui a reinventarsi. Un’arte viva, capace ancora oggi di trasformare il palcoscenico in un luogo di ricerca e di emozione e, come suggerisce il titolo dell’ultima coreografia, di far tremare la terra sotto i piedi degli spettatori.

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