Quando una chitarra cambia il destino: Villa-Lobos, Segovia e le persone che accendono la musica



di Milena Borsacchi)---Certi incontri sono determinanti. Alcuni più degli altri possono aprire spiragli e vie che cambiano radicalmente la tua vita. Incontri speciali che, a volte, non hanno solo un impatto umano ma accendono, illuminano esistenze.  

E per il nostro ''Indio in Frack''  è successo così.  Chi si nasconde dietro questo suggestivo nickname? Iniziamo  la storia  ritrovandoci  nei primi anni Venti. In un salotto europeo due persone, due  personalità destinate a cambiare la storia della chitarra, si trovano. Stiamo parlando del  grande chitarrista spagnolo Andrés Segovia e un compositore brasiliano dal carattere vulcanico, pieno di storie, di viaggi e di foreste negli occhi. E' proprio lui, Heitor Villa-Lobos, il protagonista del nostro approfondimento di oggi.

La scena, ce la siamo immaginata così, leggendo le varie fonti biografiche. Segovia è seduto e lo ascolta, lo studia, e poi gli dice qualcosa che suona come una sfida. Potrebbe avergli detto. ''Perché non scrivi musica per chitarra?''.  Si racconta che Villa-Lobos gli abbia dato una risposta  ironica nel suo stile: ''Ma io non so scrivere per chitarra''. E Segovia che fa?  Lui  replica con una frase destinata a diventare leggendaria: ''Non importa. Scrivi musica. Alla chitarra penserò io''.

Così poco canonico il tutto. Eppure, da quel dialogo nasceranno alcuni dei capolavori più amati del repertorio chitarristico del Novecento: i Preludi e soprattutto i Douze Études, che ancora oggi ogni grande chitarrista affronta come una sorta di rito iniziatico.

Ma per capire davvero Villa-Lobos non basta parlare delle sue opere, a noi interessa guardare alle  persone che hanno acceso in lui il fuoco della musica.

Con un passo a ritroso, nella sua vita, dobbiamo evidenziare che il  primo grande incontro della sua vita non avviene in una sala da concerto, ma in casa. Il padre, Raul Villa-Lobos, era un uomo colto, bibliotecario e musicista dilettante. Suonava il violoncello e amava riunire amici e musicisti per serate musicali domestiche. Il piccolo Heitor cresce così  tra libri, strumenti, melodie improvvisate. È il padre a insegnargli i primi rudimenti musicali. Ma soprattutto gli trasmette una curiosità fondamentale: ascoltare tutto. Non solo la musica “colta”, ma anche quella che vive per strada. Quando il padre muore, Heitor è ancora giovanissimo.  Viene affidato al nonno e la musica è la sua grande via di fuga dal dolore, dalle pressioni della realtà. 

 E forse proprio da quel momento nasce in lui quella spinta inquieta che lo porterà a vagare per il Brasile alla ricerca di suoni. Il Brasile di fine Ottocento e inizio Novecento è un laboratorio musicale straordinario. Nei quartieri popolari di Rio si suona il choro, una musica vivace, virtuosistica, piena di improvvisazione. 
Villa-Lobos frequenta i musicisti popolari, spesso anonimi, suonatori di flauto, chitarra, cavaquinho. Non sono accademici. Non hanno conservatori alle spalle. Ma hanno ritmo, fantasia e libertà. È lì che Villa-Lobos impara qualcosa che nessuna scuola può insegnare: la musica è prima di tutto vita.

E sì, da giovane Villa-Lobos viaggia moltissimo. E' un artista in cammino, un ricercatore sul campo.  Attraversa regioni remote, ascolta musiche indigene, canti popolari, ritmi africani. Non sappiamo sempre distinguere quanto di questi viaggi sia leggenda e quanto realtà. Lui stesso amava raccontarsi come un esploratore musicale. Ma una cosa è certa: il Brasile entra nella sua musica come un’immensa orchestra naturale. Il paesaggio con le sue foreste, fiumi, uccelli, danze popolari  diventa materiale sonoro.

Quando arriva in Europa, Villa-Lobos porta quindi  con sé questo universo di sollicitazioni, di suoni. A Parigi incontra musicisti, intellettuali, artisti. Tra loro anche figure come Darius Milhaud e Igor Stravinsky, che rimangono colpiti dalla sua forza creativa. Ma Villa-Lobos non diventa mai un compositore ''europeo''.  Rimane profondamente brasiliano. E proprio per questo l’Europa lo ascolta con meraviglia.

Ma torniamo a quel famoso incontro con Segovia. La chitarra, fino a quel momento, non aveva un grande repertorio moderno. Segovia stava cercando compositori capaci di darle nuova dignità. Villa-Lobos fu uno dei più importanti.Le sue Études sono una combinazione incredibile di tecnica, ritmo e immaginazione. Non sono semplici esercizi: sono piccoli universi di ritmo, di timbri, di colori sonori. Con lui la chitarra entra definitivamente nella musica colta del Novecento.

No stupisce che per il Brasile, Villa-Lobos sia stato qualcosa di più di un grande compositore. È una sorta di fondatore musicale dell’identità nazionale moderna. Nelle sue opere infatti  convivono la musica popolare,  le tradizioni indigene, la cultura europea e la  vitalità urbana di Rio. 

Se pensiamo alle Bachianas Brasileiras, sono un omaggio a Johann Sebastian Bach filtrato attraverso l’anima del Brasile. È come se Bach passeggiasse nella foresta amazzonica. A livello internazionale Villa-Lobos ha quindi fatto qualcosa di fondamentale. Ha dimostrato che la musica colta non appartiene solo all’Europa. Può nascere anche da un altro continente, da altre tradizioni, da altre storie. Ha aperto una porta e oggi molti compositori latinoamericani, senza saperlo, camminano su quella strada.

Se guardiamo la sua vita da vicino, ci accorgiamo che l'arte, la vita di Villa-Lobos è il risultato di molti incontri: un padre curioso, i musicisti di strada, i viaggiatori e e gli intellettuali, ma soprattutto  un chitarrista spagnolo che, un giorno,  lo ha spinto ad uscire dal consueto, a sfidare se stesso per scoprire tutto il suo talento.


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