“Berenice Vendicativa” di Domenico Freschi, la prima esecuzione in tempi moderni al Teatro Olimpico di Vicenza


Nel cuore di Vicenza, tra le architetture senza tempo del Teatro Olimpico, torna a vivere un capolavoro dimenticato del Seicento. Venerdì 17 e sabato 18 aprile va in scena, in prima esecuzione in tempi moderni, Berenice Vendicativa, dramma in musica di Domenico Freschi, nato a Valrovina di Bassano del Grappa nel 1634 e morto a Vicenza nel 1710, su libretto di Francesco Maria Piccioli e Giorgio Maria Rapparini

A guidare questa rinascita sono Francesco Erle, alla direzione musicale, e Roberto Cuppone, alla regia, in un progetto promosso dall’Accademia Olimpica insieme a numerosi enti del territorio, tra cui la Camera di Commercio di Vicenza, la Regione del Veneto, la Provincia di Vicenza, il Comune di Piazzola sul Brenta, la Fondazione Piazzola Futura e il Centro Servizi Universitari Vicenza - CSUV

Con questo allestimento prende avvio anche il progetto triennale “L’Effimero e il Perenne”, dedicato, tra il 2026 e il 2028, al Teatro Olimpico, a Domenico Freschi e alla cultura veneta del Seicento.

La musica prende forma grazie all’ensemble L’Arte dell’Arco, composto per l’occasione da Federico Guglielmo al primo violino, Alessia Pazzaglia al secondo violino, Matteo Rozzi alla viola, Caterina Colelli al violoncello, Michele Gallo al violone, Gregorio Carraro all’oboe e ai flauti, Arrigo Pietrobon all’oboe, bombarda e flauti, Michele Santi alla tromba, Gianluca Geremia ai liuti e Lorenzo Feder al clavicembalo.
 In scena si alternano quattordici cantanti nei sette ruoli dell’opera: Emma Alessi Innocenti e Jimin Oh sono Berenice; Maria Giuditta Guglielmi e Nina Cuk interpretano Farnace; Minyoung Park e Alice Fraccari sono Celinda; Iryna Shteiner e Chiara Ceccarelli danno voce a Osmano; Claudia Floris e Aoki Honoka interpretano Alceste; Gloria Ferro e Anna Rigotti sono Nicomede; Luisa Torresan e Bohdana Pechenevska vestono i panni di Creonte. Completa il cast la danzatrice Roberta Piazza.

Attorno a loro lavora un’équipe artistica articolata: Mauro Zocchetta collabora alla regia e alla scenografia, Carlo Presotto cura le videoproiezioni, Luciano Padovani offre la consulenza coreografica, Davide Gagliani firma il light design, Antonia Munaretti realizza elementi di costume e attrezzeria, mentre la testa mozzata di Ceneo è opera del mascheraro Stefano Perocco di Meduna.

Dietro questo allestimento si cela un importante lavoro musicologico. La partitura, conservata presso la Biblioteca Nazionale Marciana nel Fondo Contarini, è infatti incompleta: accanto alle linee vocali e al basso continuo, le parti dei violini appaiono spesso solo accennate. Francesco Erle e Sebastiano Franz hanno quindi affrontato una complessa operazione di ricostruzione, applicando criteri stilistici e contrappuntistici per restituire coerenza alla partitura, in continuità con esperienze analoghe già maturate, come la recente ricostruzione di Arcifanfano Re de’ Matti di Baldassare Galuppi.

La storia dell’opera riporta al 1680, quando Berenice Vendicativa debuttò l’8 novembre nel Teatro Grande di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta, il cosiddetto Teatro Contarino, probabilmente progettato da Francesco Santurini, detto il Baviera. Era uno spazio teatrale straordinario, lungo oltre novanta metri, con una struttura “telescopica” che permetteva spettacolari ingressi di cortei, animali esotici e carrozze, oltre a ingegnosi sistemi di raffrescamento sotterraneo. Oggi, sebbene quel teatro sia perduto, il suo spirito rivive nel dialogo ideale con il Teatro Olimpico, creando un ponte tra due luoghi unici nella storia dello spettacolo.

Al centro di questa vicenda si trova anche il “Loco delle Vergini” di Villa Contarini, dove Domenico Freschi operò come maestro di putte. In questa comunità femminile, simile all’Ospedale della Pietà veneziano, le giovani venivano formate non solo nell’arte del merletto, ma anche nella musica e nel canto. Tra il 1680 e il 1688, Freschi fu protagonista di numerosi allestimenti in cui queste giovani agivano come musiciste, cantanti e forse anche scenografe, dando vita a una forma di teatro musicale femminile sorprendente per l’epoca, in netto contrasto con il teatro dei castrati dominante a Venezia.

La trama dell’opera intreccia vendetta, potere e amore. Berenice, regina di Trebisonda, torna dalla guerra portando con sé la testa mozzata di Ceneo, uccisore di suo figlio. Attorno a lei si muovono Osmano e Alceste, suoi generali, e Nicomede, re di Bitinia, tutti desiderosi di sposarla. Ma Berenice si innamora del prigioniero Farnace, ignara che egli è figlio di Ceneo. Nel frattempo Celinda, figlia di Creonte e promessa di Farnace, si aggira travestita da guerriero per liberarlo. Creonte, consapevole della situazione, presenta Farnace alla regina sotto il nome di Nicomede, generando una catena di equivoci che culmina in rivelazioni drammatiche, tentativi di assassinio e fughe. Solo nel finale, dopo aver sfiorato la tragedia, Berenice ritrova la lucidità e consente le nozze tra Farnace e Celinda, accettando per sé l’unione con Nicomede.

La regia di Roberto Cuppone rilegge questa storia immaginando che le giovani del Loco delle Vergini si riapproprino dell’opera, giocando con identità e ruoli in una sorta di rivincita simbolica. Così, tra memoria e invenzione, Berenice Vendicativa torna oggi a parlare al pubblico contemporaneo, dimostrando come anche un’opera nata tre secoli e mezzo fa possa ancora sorprendere, emozionare e far riflettere.

Per informazioni

segreteria@accademiaolimpica.it

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