di Milena Borsacchi)---Oggi riportiamo alla memoria Dante Alighieri, attraverso un modo diverso di sfogliare le sue pagine, per abbandonare brevemente la severità della filologia e metterci in ascolto. Come è stato riconosciuto ormai da tempo Dante, prima di essere il padre della lingua italiana, è stato un formidabile costruttore di sinfonie verbali. Per lui, la poesia non era semplicemente un testo da leggere, ma una musica da eseguire.
''Li spiriti umani e i vapori del cuore'': la filosofia del suono secondo Dante
Vediamo cosa si intende per musicalità dantesca. Per capire fino a che punto il Sommo Poeta fosse stregato dall'arte dei suoni, dobbiamo fare un passo indietro ed esplorare quel laboratorio filosofico che è il Convivio. È qui che Dante ci regala un'intuizione di straordinaria modernità, scrivendo:
''La Musica trae a sé li spiriti umani, che quasi sono principalmente vapori del cuore, sì che quasi cessano da ogni operazione: sì e l’anima intera, quando l’ode, e la virtù di tutti quasi corre a lo spirito sensibile che riceve lo suono''.
In queste righe non c'è solo ammirazione, c'è una vera e propria fisica delle emozioni. Dante descrive la musica considerandola come una forza magnetica, capace di sospendere le funzioni vitali del corpo per catalizzare l'intera anima verso l'ascolto. La musica, per il poeta, è un'estasi che azzera il rumore del mondo. Questa sensibilità quasi terapeutica e trascendentale del suono attraversa l'intera Divina Commedia in un crescendo geometrico.
Abbiamo l’Inferno individuato come il regno della disarmonia. È il luogo dei rumori sordi, delle grida sconnesse, delle bestemmie e dei pianti senza ritmo. Qui la musica è assente o mostruosamente distorta.
Poi si passa al Purgatorio che segna il ritorno all’ordine melodico. Sulla spiaggia dell'antipurgatorio, l'incontro con l'amico musico Casella, che intona una canzone dello stesso Dante, ''Amor che ne la mente mi ragiona'' è il manifesto di come il canto possa consolare l'anima pellegrina. Qui infatti le anime cantano insieme, in coro, cercando la purificazione attraverso l'accordo perfetto.
Infine, il Paradiso che è una monumentale sinfonia cosmica. Cieli che ruotano cantando, cori angelici, danze geometriche di luci che si muovono a ritmo di una polifonia ineffabile. Dante inventa persino neologismi come ''s'allodetta'' per descrivere il farsi musica della creatura d'Iddio.
Da Monteverdi a Puccini: il mito dantesco sposa le note
Il viaggio comincia da lontano, dalle prime sperimentazioni del melodramma con Claudio Monteverdi, per poi esplodere letteralmente nell'Ottocento Romantico, l'effetto del "Dante-renaissance". Franz Liszt traduce l'audacia visionaria del poema nella celeberrima Dante Symphonie e nella Sonata Dopo una lettura di Dante, traducendo in fiammate pianistiche i tormenti infernali. Nello stesso periodo, il genio orchestrale di Pëtr Il'ič Čajkovskij dà voce al dolore eterno nell'Op. 32, la fantasia sinfonica Francesca da Rimini, un turbine di archi che evoca la bufera infernale che non resta mai ferma.
Il bacio nel turbine: la Francesca da Rimini di Sergej Rachmaninov
Composta nei primi anni del Novecento (andata in scena al Teatro Bol'šoj di Mosca nel 1906), quest'opera in un atto e due quadri, su libretto di Modest Čajkovskij, fratello del compositore, è un gioiello di rara intensità drammatica. Rachmaninov, noto per il suo lirismo struggente e la sua scrittura pianistica monumentale, qui si spoglia di ogni virtuosismo fine a se stesso per farsi interprete del "vapore del cuore" dantesco.



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