Il solismo che si fa dialogo: Amandine Beyer chiude “Specchi di Musica” alla Reggia di Caserta



Nella storia della musica barocca un’ombra sottile, quasi un gioco di parole metafisico,  caratterizzano una sua particolare espressione in un spazio di tempo ben delineato.  Quel momento potrebbe essere individuato nel 1720, quando Bach - sui fogli di quella che sarebbe diventata una pietra miliare del repertorio per arco,  impresse il titolo delle sue Sonate e Partite con una dicitura enigmatica: “Sei Solo”.  In una lettura approfondita quel numero appare quasi una confessione intima, un sussurro rivolto a se stesso nel dolore per la perdita improvvisa della moglie Maria Barbara. È proprio da questa ammissione dolorosa, dalla tensione tra l'isolamento del genio e la vitalità della condivisione che prende le mosse l’appuntamento finale di “Specchi di Musica”, la rassegna dell’Ateneo Vanvitelli che ha saputo tessere un dialogo profondo tra ricerca accademica e bellezza artistica.

Giovedì 14 maggio, alle ore 17.30, la Cappella Palatina della Reggia di Caserta  ospiterà l’ultimo atto della stagione 2025/2026. Sotto la direzione artistica di Paologiovanni Maione, docente di Musicologia e Storia della Musica, la scena sarà affidata a una delle personalità più luminose del violinismo internazionale: Amandine Beyer. Accompagnata dal suo celebre ensemble Gli Incogniti, la Beyer (qui in veste di violino solo, viola e direttrice) proporrà un programma che è un vero e proprio manifesto della pluralità sonora
Se il "Sei solo" bachiano evocava il silenzio della riflessione, il concerto di Caserta celebra invece il Bach di Köthen: un uomo sostenuto dall'amore di Anna Magdalena e dalla stima di un principe illuminato, un compositore che trovava nell'intreccio tra strumenti la forma più alta di architettura vivente.

Amandine Beyer, considerata oggi un punto di riferimento assoluto per il repertorio barocco. è nota per una capacità di lettura delle partiture che va oltre la perizia tecnica: le sue esecuzioni sono atti d'intelligenza, dove il rigore filologico si sposa con uno slancio vitale contagioso. 
La sua formazione affonda le radici nella prestigiosa Schola Cantorum Basiliensis, sotto la guida di Chiara Banchini, dove ha scoperto il legame indissolubile tra la musica e la retorica.  Beyer è inoltre nota per integrare il movimento e la danza nella sua pratica musicale. Ha collaborato con la coreografa Anne Teresa De Keersmaeker per lo spettacolo Partita 2, portando Bach letteralmente in scena come un corpo vivo.
Fondato nel 2006, l'ensemble con il quale si esibirà prende il nome dall'Accademia degli Incogniti di Venezia, un circolo di liberi pensatori del XVII secolo. Questo spirito di ricerca e "gusto per l'ignoto" si traduce in esecuzioni mai museali, ma vibranti di sperimentazione sonora.
La Beyer insieme a Gli Incogniti,  ha saputo così  ridisegnare i confini del barocco, rendendolo moderno, pulsante, quasi improvvisativo nella sua freschezza.

Il programma selezionato per la Reggia di Caserta si prospetta come un viaggio nell'arte del dialogo strumentale di Bach. 
Il Concerto per due violini in re minore (BWV 1043), noto come il "Doppio di Bach", è forse l'esempio più alto di contrappunto applicato al violino. Nel celebre Largo ma non tanto, i due strumenti solisti intrecciano una melodia cantabile che sembra un'aria d'opera, sostenuta da una pulsazione orchestrale quasi impercettibile. Segue il Concerto per tre violini in re maggiore (BWV 1064R). Questa è una ricostruzione moderna basata sul concerto per tre clavicembali. È un brano solare e vibrante, dove i tre violini si scambiano continuamente il ruolo di guida in una fitta rete di imitazioni.
Si passa ai Concerti Brandeburghesi n. 3 e n. 6 che rappresentano la quintessenza della musica da camera senza un vero "solista" predefinito. Nel n. 3, l'orchestra è divisa in tre gruppi (violini, viole, violoncelli) che dialogano alla pari. Nel n. 6, invece, i violini sono sorprendentemente assenti; il palcoscenico è tutto per le viole da braccio e le viole da gamba, creando un impasto sonoro scuro, vellutato e di straordinaria nobiltà.
Infine, il Concerto per clavicembalo in fa minore (BWV 1056) è interpretato in una versione concertante, il suo tempo centrale (Largo) è uno dei temi più dolci e famosi di Bach, dove una melodia fiorita si distende sopra un accompagnamento a "pizzicato" degli archi.
Questi brani non sono solo esercizi di stile, ma la prova tangibile di come Bach riuscisse a trasformare la matematica delle note in una forma purissima di conversazione umana.

L’evento, realizzato in coproduzione con la Fondazione Pietà de’ Turchini di Napoli, rappresenta un’occasione rara per vivere la grande musica in un contesto monumentale unico al mondo.

L’ingresso al concerto è libero, previo acquisto del biglietto di accesso agli Appartamenti della Reggia (costo 5 euro, salvo riduzioni previste). 

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