Addio a Marjane Satrapi, l’Artista che ha disegnato il suono della resistenza


di Milena Borsacchi)---Ci ha lasciati Marjane Satrapi. L'annuncio, giunto dai genitori, porta con sé un carico di dolore umanissimo: Marjane è mancata per il cuore spezzato, incapace di superare il lutto per la scomparsa del marito e compagno di vita, Mattias Ripa, avvenuta esattamente un anno fa.
L’artista iraniana aveva 56 anni e da circa tre decenni viveva stabilmente in Francia.  La sua fama a livello internazionale era legata  in modo parrticolare a Persepolis, il graphic novel autobiografico pubblicato nel 2000 e successivamente adattato per il cinema in un film di grande successo nel 2007. Oltre al disegno, ha diretto film live-action come Pollo alle prugne (2011), The Voices (2014) e Radioactive (2019), il biopic su Marie Curie.
È stata una voce fondamentale per i diritti umani e la libertà del popolo iraniano, collaborando con testate prestigiose come il New Yorker e il New York Times
Una donna, un'artista, un'intellettuale.  Di Satrapi si è raccontato molto fino ad ora e tanto  ancora  si dirà. 
Noi invece vogliamo guardare a Marjane  da un altro punto di vista. Noi,  che crediamo fermamente che la musica non sia un semplice sottofondo, ma una forza che permea il quotidiano, modella le attività umane e definisce le nostre strategie di sopravvivenza emotiva... Noi, proprio in  questo giorno di addio, vogliamo ricordare Marjane attraverso la sua opera più iconica, Persepolis.  E alla sua musica che non è solo un dettaglio, ma il vero motore della tematica di libertà dell’autrice.
Nata in Iran nel 1969, Marjane ha vissuto in prima persona il trauma della Rivoluzione Islamica. La sua carriera artistica, esplosa con il graphic novel Persepolis, è stata una costante ricerca di identità tra Teheran e l'Europa. 

Persepolis è quindi  l'autobiografia di Marjane Satrapi, che racconta la sua crescita in Iran durante e dopo la Rivoluzione Islamica.  Nella narrazione  vediamo   Marji, figlia di intellettuali progressisti a Teheran, che assiste alla caduta dello Scià e all'instaurazione del regime teocratico. Il passaggio è segnato dall'imposizione del velo e dalla perdita delle libertà civili. 
Nonostante il clima repressivo e la guerra Iran-Iraq, Marji coltiva la sua identità attraverso la musica occidentale (punk e rock), vestiti "proibiti" e uno spirito ribelle che la mette spesso nei guai con le guardie della rivoluzione.
Per proteggerla, i genitori la mandano a studiare a Vienna. Qui vive lo scontro culturale, il razzismo e la solitudine, sentendosi straniera ovunque...troppo occidentale per l'Iran e troppo iraniana per l'Europa...
Torna in Iran per l'università, ma capisce che la libertà che cerca non è compatibile con le leggi del Paese. Il memoir si conclude con il suo trasferimento definitivo in Francia e il doloroso addio alla famiglia e alle proprie radici.
In sintesi, è un'opera sulla perdita dell'innocenza e sulla lotta universale per la libertà individuale contro ogni fanatismo.

Sebbene i suoi disegni siano celebri per il contrasto netto del bianco e nero,  è la "colonna sonora" interna alle sue tavole a dare profondità alla narrazione. In Persepolis, ci rendiamo conto così che la musica è la linea di demarcazione tra oppressione e identità individuale. La costruzione musicale del racconto (e successivamente del film) si muove su tre livelli. La musica non è solo un elemento di sottofondo o un simbolo politico, ma diventa il motore narrativo centrale.

Nello sviluppo della storia viene messo in primo piano come  per la giovane Marji, infatti, possedere una cassetta degli Iron Maiden o di Kim Wilde acquistata al mercato nero non sia un semplice hobby. È un'azione tattica di resistenza contro un regime che censura il piacere e l'espressione.

La colonna sonora originale del film, curata da Olivier Bernet, riflette perfettamente questo scontro-incontro di mondi.  Lo stile oscilla tra sonorità tradizionali persiane, orchestrazioni malinconiche e brani rock.  Accanto a brani cult come la versione punk di Eye of the Tiger (cantata con ironica disperazione dalla protagonista con la voce di Chiara Mastroianni, doppiatrice di Marjane), troviamo sonorità che mescolano il rigore occidentale e la nostalgia persiana.
La musica in Satrapi scandisce i tempi della crescita. Dal "Teheran Disco" alla malinconia dei brani tradizionali che evocano le radici perdute, ogni nota serve a ricordare che l’essere umano non può essere ridotto al silenzio. Sono presenti anche arrangiamenti di brani classici, come Marcia Persiana (Persischer Marsch) e Rose del Sud di Johann Strauss.

Marjane sembra farci capire che la realtà, quando diventa troppo dura, può trovare nella  musica e nell'arte sono gli unici strumenti capaci di riparare il cuore.  E quel rumore, quel suono della sua libertà continuerà a risuonare in ogni nota di ribellione...

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