di Milena Borsacchi)---Si è conclusa tra gli applausi scroscianti della Odense Koncerthus l’edizione 2026 del Concorso Internazionale Carl Nielsen, uno dei trampolini di lancio più prestigiosi e severi del panorama musicale mondiale. A salire sul gradino più alto del podio è Federico Altare, che non solo ha conquistato la giuria principale, ma ha portato a casa anche il desideratissimo Premio dell’Orchestra.
Nato a Torino nel 1997, Federico Altare è un flautista eclettico e di respiro internazionale, la cui ricerca artistica spazia con disinvoltura dal repertorio barocco su strumenti storici fino alla musica contemporanea ed elettronica. Ha iniziato la sua formazione presso il Conservatorio di Novara, dove si è diplomato con il massimo dei voti e la lode nel 2016 sotto la guida del professor Biocotino. Ha poi proseguito gli studi presso il Conservatorio di Rotterdam, conseguendo nel 2020 il Bachelor sotto la guida di J. Hurel, J. Moulin e W. Steinmann. Nel 2023 ha ottenuto il Master al Conservatorio di Parigi. Collabora regolarmente con formazioni di rilievo globale come la Verbier Festival Chamber Orchestra, Les Arts Florissants, la Rotterdam Philharmonic Orchestra e l'Ensemble Intercontemporain.
Un importante tassello quindi per questo giovane e talentuoso artista. Ma cosa rende questa competizione così speciale, chi era l'uomo dietro a questo mito, e come si è arrivati a questa memorabile finale? Vi portiamo dietro le quinte del concorso.
Chi era Carl Nielsen: L'Anima Inquieta della Danimarca
Per capire lo spirito di questo concorso, bisogna viaggiare a ritroso fino alla fine dell'Ottocento. Carl Nielsen (1865–1931) è il compositore nazionale danese per eccellenza. Nato in una famiglia umile nell'isola di Fionia (la cui capitale è proprio Odense), Nielsen ha saputo traghettare la musica nordica dal tardo romanticismo verso la modernità del Novecento.
La sua musica non è mai scontata: è ironica, imprevedibile, profondamente umana e strutturalmente complessa. Il suo celebre Concerto per flauto e orchestra (1926), pezzo forte della finale, ne è il perfetto manifesto. Non si tratta della solita esibizione di virtuosismo zuccherino; è un'opera teatrale in musica in cui il flauto solista deve "lottare" ed entrare in contrasto con le sonorità della partitura. Spiccano le sue celebri interazioni: una lite grottesca con il trombone basso, una conversazione cortese con il clarinetto e un lirico, struggente duetto con la viola, il tutto coronato da una drammatica cadenza accompagnata solo dal rullo dei timpani
La Pre-selezione: Centinaia di giovani flautisti da ogni angolo del globo hanno inviato i loro video. Solo una ristrettissima cerchia di talenti è stata invitata a Odense.
I Round Eliminatori: Davanti a una giuria internazionale di maestri assoluti dello strumento, i candidati si sono sfidati prima nel repertorio solistico (da Bach ai contemporanei) e poi nella musica da camera. Qui la giuria screma senza pietà, cercando la personalità oltre le note.
La Finale: Tre soli flautisti sono arrivati all'atto conclusivo, dove hanno dovuto affrontare la prova più difficile: suonare come solisti con l'Odense Symfoniorkester, diretti dalla bacchetta magistrale di Anna-Maria Helsing. Il programma richiedeva una doppia anima: la squisita eleganza classica del Rondò in Do maggiore di Mozart e, appunto, il caleidoscopico Concerto di Nielsen.
La giuria internazionale dell'edizione 2026, responsabile di aver valutato i candidati lungo tutte le selezioni fino alla proclamazione del vincitore, era composta da alcune delle figure più autorevoli del flautismo mondiale.
A guidare i lavori in veste di Presidente di Giuria è stata la celebre flautista francese Sophie Cherrier (docente al Conservatoire de Paris), affiancata da sei giurati di altissimo profilo internazionale:
András Adorján (Danimarca/Ungheria), storico e illustre flautista, già docente alla Hochschule für Musik und Theater di Monaco.
Petri Alanko (Finlandia), docente e responsabile dei fiati alla Sibelius Academy di Helsinki.
Silvia Careddu (Italia), Primo Flauto dell'Orchestre National de France e docente alla Zürich Hochschule der Künste.
Guoliang Han (Cina), docente al Conservatorio Centrale di Pechino e Presidente della Chinese Flute Association.
Brit Halvorsen (Norvegia), Primo Flauto della Royal Danish Orchestra e docente alla Royal Danish Academy of Music.
Rune Most (Danimarca), Primo Flauto dell'Odense Symphony Orchestra e docente alla Danish National Academy of Music di Odense.
Ragnhildur Jósefsdóttir, Ulla Miilmann e Rune Most sono stati i componenti della pre-giuria.
La competizione ha previsto inoltre anche altre due commissioni parallele per i premi speciali:
La Giuria dell'Orchestra, composta dagli stessi professori della Odense Symfoniorkester, che hanno votato il loro solista preferito (Federico Altare).
La Junior Jury, formata da una decina di giovanissimi e talentuosi musicisti (tra i 9 e i 22 anni) provenienti principalmente dalla Odense Skoleorkester, che hanno assegnato il loro premio a Sofía Patterson-Gutiérrez.
Il Podio e i Protagonisti
Il livello della serata finale è stato dunque semplicemente emozionante, tanto che il pubblico in sala e gli spettatori sintonizzati in diretta streaming mondiale hanno assistito a tre performance di pregevole livello.
| 1° Premio | Federico Altare (Italia) | Orchestra Prize |
| 2° Premio | Sofía Patterson-Gutiérrez | Junior Jury Award |
| 3° Premio | Ethan Nylander | — |
Con questa vittoria, Federico Altare si assicura un posto d'onore nell'Olimpo della musica classica internazionale. Il primo premio del Concorso Nielsen è una vera e propria rampa di lancio che prevede una serie di ingaggi come solista nelle stagioni concertistiche del 2027 con le principali orchestre europee, oltre a contratti discografici.
Ricordiamo che la straordinaria affermazione di Altare a Odense non è un caso isolato, ma si inserisce in una vera e propria primavera dorata per il concertismo italiano. Questo traguardo arriva infatti a brevissima distanza da un altro exploit storico: la recentissima vittoria del violoncellista Ettore Pagano al prestigioso Concours Reine Elisabeth di Bruxelles.
Vedere questi giovanissimi interpreti imporsi contemporaneamente ai vertici delle massime competizioni globali lancia un messaggio chiaro e potente che va ben oltre il dato tecnico. In un'epoca complessa e frenetica, la determinazione, il rigore e la profonda sensibilità di questi ragazzi dimostrano che la grande musica non è affatto un retaggio polveroso del passato, m materia viva e necessaria. I nostri giovani talenti non stanno solo vincendo dei premi; stanno ridefinendo l'eccellenza culturale italiana nel mondo, invitanci a riflettere che investire nell'arte e dare spazio alle nuove generazioni è l'unica, vera strada per dare un futuro alla Bellezza.



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