''Renato Guttuso a Vieste'' in esposizione fino al 20 settembre nell'antica Torre San Felice

 


“Renato Guttuso a Vieste” è il titolo della  mostra dedicata a uno dei maggiori pittori italiani del XX secolo, aperta al pubblico fino al 20 settembre 2026  nella Torre San Felice. 
Ospitare Guttuso all’interno dell'antica torre costiera aggiunge un livello di lettura profondo all'esposizione. Edificata nel 1540, fa parte del sistema difensivo di torri costiere voluto dal viceré Don Pedro di Toledo per proteggere le coste pugliesi dalle incursioni saracene.Con la sua caratteristica pianta quadrata e la posizione dominante sull’omonima baia (celebre per l'Architiello), la torre rappresenta oggi un simbolo di resistenza e memoria storica. Le sue pareti spesse e spartane offrono un contrasto perfetto con l'esuberanza del segno di Guttuso, creando un dialogo tra la storia militare del Mediterraneo e la storia civile raccontata dai suoi dipinti.

L’esposizione, promossa dal Comune di Vieste e organizzata dalla galleria Lombardi con la collaborazione di Giuseppe Benvenuto,  propone oltre venti opere uniche in mostra, dagli anni Quaranta agli anni Ottanta, che mettono in luce e ripercorrono l’importanza del Maestro Renato Guttuso, artista simbolo di un movimento artistico e politico.

Renato Guttuso non è stato  un semplice spettatore del suo tempo. Nato a Bagheria nel 1911, si formò in un clima di fermento intellettuale che lo portò a rifiutare i canoni accademici e il "ritorno all'ordine" tipico di quegli anni. Fu tra i fondatori del movimento Corrente (1938), che si opponeva alla cultura ufficiale del fascismo.
Nel 1946 fondò il Fronte Nuovo delle Arti, cercando di conciliare l'avanguardia europea con un impegno sociale esplicito. La sua arte è diventata la voce del popolo, dei braccianti siciliani e delle lotte operaie, senza mai rinunciare a un'estetica alta e colta.
Il linguaggio pittorico di Guttuso è immediatamente riconoscibile per la sua energia tellurica. Sebbene influenzato dal cubismo di Picasso (suo grande amico), Guttuso scelse di non abbandonare mai la figurazione, convinto che l'arte dovesse essere comprensibile e utile alla società. Domina una tavolozza accesa, dove i rossi vermigli, gli ocra della terra e i neri profondi definiscono volumi quasi scultorei. Il suo tratto è nervoso, incisivo, capace di conferire una dignità epica anche agli oggetti più umili, come un cesto di frutta o un attrezzo da lavoro.


Il progetto espositivo è caratterizzato una selezione delle opere minuziosa ed accurata, che concerne i paesaggi della sua amata Sicilia, i ritratti e i dipinti manifesto. Il legame con la sua Sicilia e lo scenario vissuto in adolescenza sono cruciali nella costruzione di Guttuso come Artista e di Guttuso come persona, non c’è divisione, il suo attivismo sociale politico lo inserisce nei suoi quadri, la sua vena artistica diventa così strumento e strumentalizzazione per descrivere l’ambiente circostante.

La sua terra è protagonista sulla tela, non solo come impatto politico, ma anche come venerazione di una natura promessa e promettente, in equilibrio tra la bellezza e la lotta interna degli abitanti, un elogio ma anche una denuncia a ciò che hanno dovuto vivere.

Tra le opere in mostra sono presenti “Fichi d’india”, “Tre persone che guardano l’Etna”, “Peperoni (studio per la Vucciria)”, tutto riconducibile e riconoscibile al suo rapporto intimo ed intrinseco con il Mediterraneo, anche le trame di luce e l’intensità di colore fungono da eco di questo legame.



Il fulcro non è solo la Sicilia, ma anche le persone in quanto essere umani, il valore del lavoro, la dignità spingendo sulle abilità semplici ma faticose, in quadri come “Il falegname”, Guttuso nobilita il mestiere, popolare e diffuso, il suo obiettivo è quello di mettere al centro la comunità, non chi ha fama, ma chi lotta per avere una vita rispettabile lavorando duramente.

Anche nella rappresentazione delle Figure Femminili, la donna ha il fascino mediterraneo, pullula una sensualità che addentra ancor di più in una dimensione teatrale di un’atmosfera popolare, contadina e terrena. Non c’è tratto etereo e utopistico, ma è crudo e diretto.

Renato Guttuso è senza ombra di dubbio un’artista riferimento del ‘900 italiano per la sua narrativa realista e per il suo operato ed impegno politico.

Guttuso ha dipinto la Sicilia come una terra che si porta addosso il peso della storia e la luce del Mediterraneo: una terra di fatica, di radici profonde, di una bellezza che non si concede facilmente. Vieste è fatta della stessa materia. Il Gargano ha la stessa durezza calcarea, lo stesso mare che non mente, la stessa comunità che conosce il valore del lavoro e della dignità. Ospitare questa mostra alla Torre San Felice è un riconoscimento. Guttuso aveva già dipinto qualcosa che appartiene anche a noi”, ha dichiarato il Sindaco di Vieste, Giuseppe Nobiletti.

C’è un filo che unisce la Sicilia di Guttuso al Gargano: entrambe sono terre di confine, sospese tra il mare e una storia antica che non smette di pesare. Guttuso ha fatto di quella tensione la sua poetica: ha messo al centro il pescatore, il contadino, il falegname. Perché chi lavora con le mani merita di stare al centro di un racconto. Portare queste opere a Vieste significa interrogarsi su ciò che siamo stati e su ciò che vogliamo essere: una comunità che riconosce la propria identità nei valori che Guttuso ha difeso con il pennello”, ha aggiunto  Alessandro Del Zompo, Consigliere comunale con delega alla Cultura.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito dalla galleria Lombardi e per questo si ringrazia l’Archivio Renato Guttuso per la disponibilità concessa..



INFORMAZIONI

Orari e giorni di apertura
Dal martedì alla domenica, ore 10.30 - 13.30 | 16.30 – 19.30
Chiusura settimanale: lunedì
artebenvenuto@gmail.com | +39 346 7334054
I biglietti saranno disponibili per l’acquisto in loco oppure online sul sito Ciaotickets.

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