"La musica non può esprimere il nonsenso delle cose, perché la musica è una successione di suoni che hanno una logica e un senso tra di loro... La pittura metafisica, invece, ferma il tempo."
Giorgio de Chirico
di Milena Borsacchi)--- Un ambiente chiuso. In primo piano si nota una grande testa marmorea o in gesso. E' del dio Apollo. La posa e il copricapo rimandano simbolicamente alla figura del pittore e al duro lavoro dell'arte Alle spalle della scultura si apre uno spazio che ricorda l'interno di un tempio antico o un'architettura rinascimentale. Si intravedono arcate e altre statue, quasi anonime muse classiche, che trasmettono l'autorevolezza e l'eternità del passato in polemica con le avanguardie del tempoAccanto alla scultura sono collocati un violino e uno spartito musicale aperto. Essendo strumenti musicali muti in una scena immobile, sembrano rappresentare una dichiarazione di poetica:
Nell'universo di Giorgio de Chirico (1888-1978), il padre della Pittura Metafisica, la musica non è solo da ascoltare con le orecchie. Si assorbe attraverso gli occhi. La sua è una musica fatta di assenze, di pause infinite e di un silenzio così denso da diventare quasi materico. Eppure, dietro quelle tele apparentemente mute, come La Stanza di Apollo, si nasconde un legame profondo, viscerale e tempestoso con l'arte dei suoni.
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| Giorgio de Chirico, la madre Gemma, il padre Evaristo e il fratello Andrea, Volos 1897 |
(foto Fondazione Giorgio de Chirico)
Per capire il rapporto tra de Chirico e la musica dobbiamo viaggiare indietro nel tempo, nella Grecia della loro infanzia, e incontrare suo fratello minore: Andrea. I due crescono in un ambiente colto e stimolante, ma prendono strade apparentemente opposte. Giorgio, pur avendola studiato in gioventù l'abbandona per dedicarsi totalmente alla pittura, ai pennelli; Andrea sceglie il pianoforte, cambia nome in Alberto Savinio e diventa un compositore d'avanguardia acclamato persino a Parigi da intellettuali del calibro di Guillaume Apollinaire.
Tra i due fratelli si accende un dialogo intellettuale continuo. Savinio compone una musica "metafisica", ironica, dissonante e visionaria; Giorgio assorbe queste intuizioni e le trasferisce sulla tela. Gli manichini senza volto dei quadri di Giorgio sembrano quasi i protagonisti silenziosi dei drammi musicali scritti dal fratello. La musica, in casa de Chirico, è lo specchio in cui la pittura si guarda per scoprire i propri misteri.
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| Busto del musicista Alfredo Casella di tre quarti su uno sfondo semi aperto con un cespuglio di alloro in tempera all'uovo su tela |
Se Savinio rappresenta il legame di sangue, il compositore Alfredo Casella è l'anima gemella artistica di de Chirico nel panorama culturale italiano. Casella è il leader del modernismo musicale in Italia, un uomo che cerca di liberare la musica nazionale dal peso del melodramma ottocentesco per proiettarla nel futuro.
Quando i due si incontrano, l'intesa è immediata. Nel celebre Ritratto di Alfredo Casella (1924), de Chirico non dipinge solo un musicista, ma cattura l'essenza stessa della sua ricerca intellettuale. Questo dipinto sancisce un patto: la pittura e la musica corrono sullo stesso binario, entrambe tese a riscoprire le radici classiche dell'Italia ma con uno sguardo rivolto alle provocazioni del Novecento.
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| Giorgio de Chirico (a destra), scenografia per "Le Bal" di Djagilev - Ballettes russes, Monte Carlo 1929 |
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| De-Chirico-con-il-pittore-russo-Kokockine-mentre-dipinge-la-prima-scena-per-Le-Bal-Montecarlo-1929 |
Negli anni Venti, per de Chirico la tela diventa improvvisamente troppo stretta. Sente il bisogno di far uscire i suoi manichini e le sue piazze dallo spazio bidimensionale. È così che l'opera lirica e il balletto diventano il suo nuovo terreno di conquista. Tra il 1924 e il 1971, il Pictor Optimus firma scene e costumi per i più grandi teatri del mondo.
Le sue rappresentazioni più importanti lasciano il segno e ridefiniscono il concetto stesso di messinscena: La Jarre (Il Giara), 1924, è realizzato a Parigi per i Balletti Svedesi su musiche proprio dell'amico Alfredo Casella. De Chirico porta sul palco una Sicilia ancestrale, geometrica e sognante, lontana da ogni realismo folcloristico.
E' il 1933. Per il Maggio Musicale Fiorentino, de Chirico cura l'opera I Puritani di Vincenzo Bellini. Fu uno scandalo memorabile. Il pubblico tradizionale rimase shockato dalle sue scelte cromatiche violente e dalle prospettive distorte. Lo spettacolo fu accolto da sonori fischi, ma entrò di diritto nella storia del teatro d'avanguardia.
Il Franco Cacciatore, 1955: Alla Scala di Milano, dove le atmosfere romantiche di Weber vengono filtrate attraverso il suo gusto per il mito e l'enigma.
Eì evidente che le scenografie di de Chirico non siano semplici "sfondi" decorativi per i cantanti. Sono vere e proprie opere d'arte tridimensionali e viventi. I costumi, che disegnava, trasformavano i corpi degli attori e dei ballerini in sculture in movimento, spesso adornati con elementi architettonici, colonne e motivi geometrici cuciti direttamente sugli abiti.
Mentre gli scenografi tradizionali cercavano di ricreare un ambiente storico fedele, de Chirico portava sul palco il sogno. Chi assisteva a un'opera firmata da lui non si trovava davanti a una ricostruzione storica, ma veniva catapultato all'interno di un quadro metafisico, dove il tempo era sospeso e lo spazio rispondeva solo alle leggi dell'immaginazione.
In conclusione, Giorgio de Chirico ha dimostrato che la pittura e la musica non sono arti separate. Nel silenzio enigmatico dei suoi quadri c'è un'eco musicale continua, e nel movimento delle sue scenografie c'è tutta la forza della sua pittura. Un invito, ancora oggi, a chiudere gli occhi e ad ascoltare il mistero del mondo.





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