La musica della terra. 50 anni di Novecento attraverso le note di Morricone




di Milena Borsacchi)---Novecento, l'opera monumentale di Bernardo Bertolucci ha  ompiuto 50 anni.  Presentato al Festival di Cannes nel maggio del 1976 e uscito nelle sale l'autunno successivo, questo film è  un vero e proprio affresco storico, politico e sociale  E' ambientato nella Bassa Padana, nello specifico nella campagna e nelle corti agricole della provincia di Parma, in Emilia-Romagna e questi luoghi, grazie anche alla maestria del direttore della fotografia  Vittorio Storaro,  non fanno da semplice cornice, ma diventano i veri co-protagonisti del film.  Bertolucci infatti li ha scelti, tra l'altro,  perchè legati i alla sua infanzia, essendo originario di Parma,   per restituire anche attraverso di essi  la massima autenticità al racconto.  



Al centro della storia  l'intrecco delle vite di due uomini, il contadino Olmo (Gérard Depardieu) e il proprietario terriero Alfredo (Robert De Niro), in un arco temporale che va dal 1900 al 1945.  La sua lavorazione è stata un'impresa epica; è infatti  annoverato tra le pellicole più lunghe di sempre del cinema italiano e internazionale, con una durata di ben 5 ore e 20 minuti.  Il cast incluse mostri sacri come Burt Lancaster e Sterling Hayden, oltre a Donald Sutherland nel ruolo dello spietato Attila. 

Nel celebrare questo mezzo secolo di vita di Novecento, la nostra chiave di lettura sarà dunque diversa. Analizzeremo infatti questo capolavoro attraverso la lente d'ingrandimento della sua straordinaria colonna sonora. Continuiamo in questa scelta perché siamo profondamente convinti che la musica non sia un semplice elemento di contorno, ma elemento centrale della quotidianità e di ogni singola azione ed attività umana. 

Il grandioso universo sonoro di Novecento  è dunque firmata dal Maestro Ennio Morricone. La sua musica fonde il lirismo del melodramma italiano con un'epica epocale, creando una partitura che scandisce le stagioni e la lotta di classe, bilanciando la dimensione intima e quella collettiva.

Ennio Morricone


Nel caso di Novecento, dalle fatiche del lavoro nei campi alle lotte politiche nei cortili, la sapiente tessitura musicale  di Ennio Morricone  non fa da sfondo, ma dà voce all'anima profonda della terra e dei suoi protagonisti. A questo proposito, Bernardo Bertolucci raccontava spesso un aneddoto illuminante: quando si sedeva al pianoforte con Morricone, non gli chiedeva mai una melodia per accompagnare le immagini, ma gli diceva: "Ennio, scrivimi la musica che questi contadini cantano nella loro testa mentre lavorano". 
Ogni spartito, ogni canto popolare e ogni silenzio orchestrale  sono la Storia e le emozioni degli uomini descritti in questa sublime opera corale.

Il  film entra nel vivo partendo dal gennaio del 1901 proprio con l'annuncio della morte di Giuseppe Verdi. Questo non è un semplice dettaglio biografico, ma una chiave di lettura fondamentale: l'opera di Bertolucci è concepita come un moderno melodramma. La musica di Morricone richiama allora lo spirito verdiano attraverso orchestrazioni maestose e un respiro corale, trasformando le vicende private in un grande mito popolare.

La colonna sonora di Morricone si struttura attorno a un malinconico tema portante che viene declinato e modificato in base alle stagioni della storia. 
In particolare, Bertolucci e Morricone gestiscono quindi  il sonoro del film alternando con precisione la sinfonia orchestrale e il realismo acustico della pianura emiliana.  

I rumori della natura come il vento tra i pioppi, lo scorrere del fiume Po, i versi degli uccelli e lo zoccolio dei cavalli non sono semplici sfondi. Morricone e il montatore del suono lasciano che questi rumori respirino da soli per creare una musica concreta che rappresenti la ciclicità del tempo contadino. A questi si accompagna il silenzio inteso come oppressione. In Novecento  il silenzio  coincide spesso con la violenza e la paura, specialmente durante il ventennio fascista.  Ad esempio, le scene in cui agisce il personaggio di Attila (Donald Sutherland) sono talvolta prive di musica e dominate da un silenzio spettrale, interrotto solo da suoni secchi o grida. Questo rende la violenza nuda, spietata e storicamente reale. E non manca la musica che irrompe. La colonna sonora interviene infatti  quasi a sollevare i fatti cronachistici e portarli su un piano mitico. Quando i contadini si ribellano o si uniscono, la musica di Morricone esplode per coprire il rumore delle macchine dei padroni, simboleggiando la vittoria della voce umana sulla tecnologia che opprime i lavoratori.

Una scena del II° atto con Donald Sutherland, Robert De Niro e Gérard Depardieu

Vediamo poi come sono definiti musicalmente i due protagonisti, Alfredo e Olmo.  Dobbiamo subito dire che Ennio Morricone non assegna loro  due semplici motivi geometricamente opposti, ma lavora sulle sfumature per raccontare la complessità del loro legame.

Olmo è il contadino e viene associato alla terra e alla collettività. Le sue melodie nascono spesso da strumenti a fiato in legno o da archi solisti caldi. La sua musica ha un ritmo che ricorda i canti di lavoro della Bassa Padana. È una musica che unisce, concepita per espandersi verso il coro. Quando Olmo è in scena, la colonna sonora evoca dignità, radici e una spinta ideale verso il futuro.

Alfredo, che rappresenta il padrone, è  associato all'isolamento e alla decadenza della sua classe sociale. La musica, che lo accompagna, descrive la sua fragilità psicologica e la sua incapacità di scegliere da che parte stare. Morricone usa per lui melodie più geometriche, borghesi, spesso venate di una profonda malinconia (pianoforte o archi leggeri). Quando la classe di Alfredo si piega al fascismo, la musica si fa cupa, fredda e frammentata. Non c'è calore, ma il senso tragico di un destino già segnato.

Oltre alle musiche originali di Morricone, la colonna sonora fa un uso strategico di canti popolari e politici storici. Le canzoni di lotta intonate dai contadini, come l'inno anarchico e socialista, non sono mero sottofondo, ma parte integrante dell'azione scenica. Questa scelta evidenzia l'ideologia marxista di Bertolucci, dando voce alla collettività, alle masse e alla loro presa di coscienza politica.

Come abbiamo evidenziato all'inizio della nostra riflessione, Giuseppe Verdi è il nume tutelare di tutto il film.  La sua morte all'inizio della pellicola segna la fine dell'Ottocento e la nascita del nuovo secolo. E così nel finale si manifesta tutta la forza del  melodramma politico: Le scene conclusive del  film, evocative il 25 aprile 1945, con  il processo popolare ad Alfredo e la gioia per la liberazione dal fascismo vengono messi in scena come un vero e proprio atto d'opera lirica.

I contadini formano un cerchio che ricorda il coro teatrale. Le inquadrature e i movimenti dei personaggi seguono un ritmo coreografico.La trasfigurazione del mito: Morricone non copia Verdi, ma ne assorbe la lezione. Nel finale, il tema principale del film si dispiega con una maestosità corale e orchestrale che richiama i grandi finali dell'opera risorgimentale. La musica serve a Bertolucci per dire che la storia d'Italia è un grande melodramma popolare, dove il privato e il politico non si possono separare. Del resto, il regista indica in modo netto l'eternità del conflitto.

Negli ultimi minuti, vediamo Alfredo e Olmo ormai anziani che continuano a bisticciare, alternati alle immagini di loro da bambini sui binari della ferrovia. Qui la musica si fa circolare, sospesa e quasi astratta. Morricone ci suggerisce allora che, mentre la Storia con la "S" maiuscola va avanti, la lotta di classe e l'amicizia tra i due protagonisti sono dinamiche eterne, destinate a non finire mai.



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