Il film entra nel vivo partendo dal gennaio del 1901 proprio con l'annuncio della morte di Giuseppe Verdi. Questo non è un semplice dettaglio biografico, ma una chiave di lettura fondamentale: l'opera di Bertolucci è concepita come un moderno melodramma. La musica di Morricone richiama allora lo spirito verdiano attraverso orchestrazioni maestose e un respiro corale, trasformando le vicende private in un grande mito popolare.
In particolare, Bertolucci e Morricone gestiscono quindi il sonoro del film alternando con precisione la sinfonia orchestrale e il realismo acustico della pianura emiliana.
I rumori della natura come il vento tra i pioppi, lo scorrere del fiume Po, i versi degli uccelli e lo zoccolio dei cavalli non sono semplici sfondi. Morricone e il montatore del suono lasciano che questi rumori respirino da soli per creare una musica concreta che rappresenti la ciclicità del tempo contadino. A questi si accompagna il silenzio inteso come oppressione. In Novecento il silenzio coincide spesso con la violenza e la paura, specialmente durante il ventennio fascista. Ad esempio, le scene in cui agisce il personaggio di Attila (Donald Sutherland) sono talvolta prive di musica e dominate da un silenzio spettrale, interrotto solo da suoni secchi o grida. Questo rende la violenza nuda, spietata e storicamente reale. E non manca la musica che irrompe. La colonna sonora interviene infatti quasi a sollevare i fatti cronachistici e portarli su un piano mitico. Quando i contadini si ribellano o si uniscono, la musica di Morricone esplode per coprire il rumore delle macchine dei padroni, simboleggiando la vittoria della voce umana sulla tecnologia che opprime i lavoratori.
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| Una scena del II° atto con Donald Sutherland, Robert De Niro e Gérard Depardieu |
Vediamo poi come sono definiti musicalmente i due protagonisti, Alfredo e Olmo. Dobbiamo subito dire che Ennio Morricone non assegna loro due semplici motivi geometricamente opposti, ma lavora sulle sfumature per raccontare la complessità del loro legame.
Olmo è il contadino e viene associato alla terra e alla collettività. Le sue melodie nascono spesso da strumenti a fiato in legno o da archi solisti caldi. La sua musica ha un ritmo che ricorda i canti di lavoro della Bassa Padana. È una musica che unisce, concepita per espandersi verso il coro. Quando Olmo è in scena, la colonna sonora evoca dignità, radici e una spinta ideale verso il futuro.
Alfredo, che rappresenta il padrone, è associato all'isolamento e alla decadenza della sua classe sociale. La musica, che lo accompagna, descrive la sua fragilità psicologica e la sua incapacità di scegliere da che parte stare. Morricone usa per lui melodie più geometriche, borghesi, spesso venate di una profonda malinconia (pianoforte o archi leggeri). Quando la classe di Alfredo si piega al fascismo, la musica si fa cupa, fredda e frammentata. Non c'è calore, ma il senso tragico di un destino già segnato.
Oltre alle musiche originali di Morricone, la colonna sonora fa un uso strategico di canti popolari e politici storici. Le canzoni di lotta intonate dai contadini, come l'inno anarchico e socialista, non sono mero sottofondo, ma parte integrante dell'azione scenica. Questa scelta evidenzia l'ideologia marxista di Bertolucci, dando voce alla collettività, alle masse e alla loro presa di coscienza politica.
Come abbiamo evidenziato all'inizio della nostra riflessione, Giuseppe Verdi è il nume tutelare di tutto il film. La sua morte all'inizio della pellicola segna la fine dell'Ottocento e la nascita del nuovo secolo. E così nel finale si manifesta tutta la forza del melodramma politico: Le scene conclusive del film, evocative il 25 aprile 1945, con il processo popolare ad Alfredo e la gioia per la liberazione dal fascismo vengono messi in scena come un vero e proprio atto d'opera lirica.
I contadini formano un cerchio che ricorda il coro teatrale. Le inquadrature e i movimenti dei personaggi seguono un ritmo coreografico.La trasfigurazione del mito: Morricone non copia Verdi, ma ne assorbe la lezione. Nel finale, il tema principale del film si dispiega con una maestosità corale e orchestrale che richiama i grandi finali dell'opera risorgimentale. La musica serve a Bertolucci per dire che la storia d'Italia è un grande melodramma popolare, dove il privato e il politico non si possono separare. Del resto, il regista indica in modo netto l'eternità del conflitto.
Negli ultimi minuti, vediamo Alfredo e Olmo ormai anziani che continuano a bisticciare, alternati alle immagini di loro da bambini sui binari della ferrovia. Qui la musica si fa circolare, sospesa e quasi astratta. Morricone ci suggerisce allora che, mentre la Storia con la "S" maiuscola va avanti, la lotta di classe e l'amicizia tra i due protagonisti sono dinamiche eterne, destinate a non finire mai.
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