di Milena Borsacchi)---Ileana Cotrubaș è venuta a mancare. La notizia si è diffusa con la discrezione che ha sempre contraddistinto la sua vita, gelando i cuori di chi ha amato una delle interpreti più raffinate e commoventi della lirica internazionale.
La scomparsa della leggendaria cantante rumena, avvenuta a Bucarest all’età di 87 anni, chiude una delle pagine più intense, umane e poetiche del teatro d’opera del secondo Novecento. Cotrubaș non è stata semplicemente un soprano di successo; è stata l’antidiva per eccellenza, un’artista che ha saputo fondere la precisione musicale con una verità drammatica spiazzante, capace di far battere il cuore del pubblico fin dal suo primo apparire sulla scena
Il mondo dell'opera perde così non solo una voce straordinaria, ma un'idea stessa di teatro: quella in cui la tecnica vocale si annulla completamente per farsi pura verità emotiva.
Nata a Galați, in Romania, nel 1939, la Cotrubas ha costruito una carriera leggendaria partendo da una disciplina ferrea e da un talento cristallino. I suoi primi passi iniziarono nel coro dei bambini della Radio romena, ma il suo talento era destinato a rompere i confini della Cortina di Ferro. Vince il prestigioso concorso ARD di Monaco di Baviera nel 1966 e la consacrazione al Concorso di Lieder di Chicago nel 1967. Si apre quindi la strada per i contratti con l'Opera di Stato di Vienna e il Festival di Salisburgo.
Ripercorrendo la sua vita, ci rendiamo conto che c'è un momento preciso nella storia della lirica in cui Ileana Cotrubas divenne un mito eterno. Ed è legato all'Italia. È il 7 gennaio 1975. Al Teatro alla Scala di Milano si rappresenta La Bohème di Puccini. Mirella Freni, l'idolo di casa, è improvvisamente indisposta. Cotrubas venne chiamata all'ultimo minuto. Volò a Milano e salì sul palco senza prove generali. Quella sera, la sua Mimì, fragile, accorata e spogliata di ogni manierismo, conquistò il pubblico milanese in un trionfo indimenticabile. Fu l'inizio di una definitiva attestazione mondiale che la portò regolarmente anche sul palco del Metropolitan Opera di New York.
Il suo nome resta indissolubilmente legato a ruoli simbolo nei quali la consistenza artistica di Ileana Cotrubas infondeva una straordinaria carica di pathos e di verità umana. La sua voce possedeva quella rara qualità che la critica definiva "morbidezza": un timbro puro, quasi fanciullesco, venato da una malinconia naturale che si trasformava in poesia.
Le sue interpretazioni restano pietre miliari nella storia della discografia. Ricordiamo la sua Violetta ne La Traviata di Verdi, incisa sotto la direzione di Carlos Kleiber, un'interpretazione febbrile e tragica che rimane tuttora ineguagliata per intensità drammatica. E poi Gilda nel Rigoletto, dove la purezza vocale tratteggiava perfettamente l'innocenza violata fino a Mélisande in Pelléas et Mélisande di Debussy, ruolo del suo debutto assoluto a Bucarest.
Le erano comunque congeniali anche i grandi ruoli comici e brillanti come Susanna ne Le nozze di Figaro o Adina ne L'elisir d'amore, dove sfoggiava una spiccata intelligenza scenica. Non è un caso che la sua Violetta diretta da Kleiber a Monaco nel 1975, che abbiamo citato, sia stata una recita entrata nella storia: non era semplicemente cantata, era vissuta con una fragilità trasparente e una febbre drammatica che lasciavano il pubblico senza fiato.
Come hanno sempre affermato quanti l'hanno conosciuta ed apprezzata, a rendere unica Ileana Cotrubas non era la potenza del mezzo vocale, bensì la straordinaria consistenza umana e artistica. In un ambiente spesso dominato dall'esibizionismo, il soprano rumeno ha incarnato l'etica del rispetto per il testo e la musica. Rifiutava le scorciatoie commerciali e la superficialità, pretesa di rigore che mantenne anche quando lasciò le scene per dedicarsi all'insegnamento, diventando una maestra severa ma generosa, premurosa verso la verità dell'espressione più che verso il semplice effetto pirotecnico.
Nel 1990, a soli cinquantun anni e nel pieno delle facoltà vocali, decise di ritirarsi dalle scene. Una scelta radicale, dettata dal rispetto profondo per il pubblico e per la propria arte. Da allora, si è dedicata anima e corpo all'insegnamento e alla formazione delle nuove generazioni di cantanti tramite leggendarie masterclass, trasmettendo non solo la tecnica del belcanto, ma l'etica del palcoscenico.
Ileana Cotrubas si spegne lasciandoci in eredità l'insegnamento più alto per chiunque salga su un palcoscenico: che l'arte non serve a mostrare se stessi, ma a svelare la parte più profonda dell'animo umano.
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