In Ascolto: Il soffio delle invisibili, il pianoforte di Nareh Arghamanyan risveglia le "Femmes de Légende"
''Un tempo credevo di possedere un talento creativo, ma ho rinunciato a questa idea; una donna non deve desiderare di comporre...
nessuna è mai stata in grado di farlo,
perché dovrei aspettarmelo io?''
di Milena Borsacchi)---Quando Clara Schumann scriveva queste parole nel suo diario, nel 1839, non stava certificando una mancanza di talento. Stava ammettendo di essere impotente davanti ad una condanna sociale.
Per secoli, per una donna, fare musica non è stata una scelta professionale, ma un atto di pura disobbedienza. Un silenzio strano ammantava la storia della musica, imposto per secoli, coprendo i manoscritti, le dita e i respiri di decine di donne straordinarie. Visionarie capaci di tradurre l’assoluto sulla tastiera di un pianoforte, ma relegate per troppo tempo al ruolo di muse, sorelle o mogli di qualcun altro.
Nel Settecento e nell’Ottocento, alle donne era infatti concesso suonare nei salotti privati come sfoggio di buona educazione e grazia domestica. Ma la composizione? Quella era considerata un affare rigorosamente da uomini. Pubblicare con il proprio nome era un tabù così radicato che molte menti brillanti dovevano nascondersi dietro pseudonimi maschili o lasciare che i propri capolavori venissero firmati da mariti, padri o fratelli.
L'album, di cui parleremo, è stato pubblicato lo scorso anno, nel 2025, da hänssler CLASSIC ed è stato per noi una folgorazione. Una di quelle scoperte che ti fanno chiedere, con un pizzico di rammarico: “Come ho fatto a non ascoltarlo fino ad ora?”. La pianista armena Nareh Arghamanyan ha racchiuso in Femmes de Légende un lavoro talmente profondo e storicamente accurato da esser giustamente premiato e celebrato agli Opus Klassik 2026.
Il viaggio nella musica delle donne che ci offre nel suo lavoro Arghamanyan è una meravigliosa scoperta di queste talentuose musiciste, soprattutto perchè alcune di loro - ci dispiace ammetterlo - rimangono quasi sconosciute. In questa registrazione abbiamo avuto la possibiltà di lasciarci affascinare da compositrici come Anna Bon, Maria Szymanowska e Marianne Martines e aprire una finestra su un repertorio di compositrici mai approfondito realmente.
Per convidere con voi, le sensazioni provate nell'ascolto seguire l'ordine previsto nella registrazione di Nareh Arghamanyan che si apre con l'Arabesque Opus 61 n. 1 di Cécile Chaminade, composta nel 1892. Questo brano incarna perfettamente lo stile tardo-romantico dell'autrice, caratterizzato da melodie fluide, armonie raffinate e una scrittura pianistica brillante ma accessibile. Chaminade fu la prima compositrice a ricevere la Legion d'Onore, superando i pesanti pregiudizi della critica parigina. Nareh Arghamanyan affronta questo Arabesque con una leggerezza e un controllo dinamico magistrale; il suo fraseggio asseconda i ricami melodici senza mai scadere nel sentimentalismo, restituendo al brano una freschezza liberty nitida e brillante.
Seguendo il "Vogelsweise" (il "sentiero degli uccelli"), di Johanna Senfter. Allieva prediletta di Max Reger, la Senfter ha vissuto una vita isolata, lasciando un catalogo immenso e raffinato. Questo brano è una gemma miniaturistica di pura evocazione della natura. L'esecuzione della Arghamanyan si distingue per una straordinaria cura del timbro: i richiami flautati degli uccelli prendono vita sulla tastiera con un'introspezione quasi mistica, sospesa in un'atmosfera rarefatta.
Con Anna Bon di Venezia e la sua prima Sonata, Opus 2 n. 1, facciamo un salto indietro nel Settecento italiano. Bambina prodigio cresciuta all'Ospedale della Pietà di Venezia (la stessa istituzione legata ad Antonio Vivaldi) e poi compositrice di corte a Bayreuth. Questa Sonata è un gioiello del primo classicismo. L'autrice riversò in queste pagine una sapiente padronanza della tastiera, rendendo i brani adatti oggi sia per i clavicembalisti che per i pianisti. Strutturata in tre movimenti vivaci e raffinati (Allegro, Andantino, Allegretto), fonde l'eleganza galante con il profondo contrappunto italiano. La pianista armena ci regala una lettura vigorosa, dal piglio ritmico solido e accentato, capace di far cantare il pianoforte moderno con il rigore e la spinta espressiva tipici del barocco maturo.
Nel Notturno della compositrice Maria Szymanowska, polacca, ammirata da Goethe e considerata una delle prime pianiste professioniste itineranti della storia, cogliamo l'anticipazione dello stile sognante di Chopin. Arghamanyan tratta questo Notturno con un rubato di rara eleganza. La mano sinistra stende un tappeto sonoro morbido e continuo, su cui la destra dipinge una linea melodica struggente, esaltata da un suono profondo e mai aspro mettndo in evidenza tutta l'eleganza della musica polacca ancor prima che Chopin la abbracciasse.
Il brano VII. Omphale (op. 86) di Mélanie Bonis, meglio conosciuta come Mel Bonis, fa parte della celebre raccolta per pianoforte Femmes de légend, che dà anche il nome al lavoro di Aghamyann. Composto intorno al 1909 e pubblicato nel 1910, il pezzo è ispirato alla figura mitologica della regina di Lidia e si distingue per il suo carattere sensuale e tecnicamente virtuosistico.. Siamo quindi al cuore concettuale dell'intero disco. Pensiamo che Mel Bonis dovette firmare le sue opere troncando il nome in "Mel" per nascondere il suo genere. L'interpretazione della Arghamanyan qui si fa carnale, magnetica e sensuale. L'atmosfera diventa impressionista ipnotica e l'ascoltatore viene letteralmente avvolto da armonie audaci e avvolgenti.
Il titolo dell'album, "Femmes de legende" (Donne della Leggenda), è quindi strettamente legato a Mel Bonis. Quest'opera, dalle forti connotazioni drammatiche, inizia con un ritmo potente e fluido che personifica Onfale come donna dominante, padrona del proprio destino. Il brano evolve poi in uno stile più lirico e delicato, raffigurando questa volta un Eracle sottomesso e vulnerabile. La composizione si sposta verso un'atmosfera più sensuale e intima, dove Mel Bonis utilizza ampi arpeggi con un tono delicato, quasi confidenziale. Nella leggenda, Onfale soccombe al fascino di Eracle, lo libera e lo sposa. Mel Bonis impreziosisce il suo brano con armonie e cromatismi ricchi che raffigurano una vasta gamma di emozioni, dove gli opposti si combinano unendo la forza di Onfale alla debolezza di Eracle, nonché tutta una gamma di sentimenti umani, dalla tenerezza al desiderio.
Nareh Arghamanyan si sofferma poi sulle opere di due sorelle le cui vite si divisero e che avrebbero giocato un ruolo cruciale nella musica francese del XX secolo. Si tratta di Nadia e Lili Boulanger.
La prima, Lili Boulanger (1893-1918), fu la prima donna a vincere il prestigioso Prix de Rome nel 1913. Prix de Rome nel 1913. Nonostante la morte prematura a soli 24 anni a causa di una grave malattia, ha lasciato opere di immenso valore, caratterizzate da un linguaggio orchestrale e corale unico, tragico e visionario. Sono diversi i pezzi per pianoforte, musica da camera, opere orchestrali, pezzi corali e un'opera incompiuta con libretto di Maurice Maeterlinck. Di Lili, Arghanyan affronta il Tema e Variazioni, omposto nel 1911. E' un'opera di ampio respiro intrisa di un'atmosfera cupa e malinconica. Il suo tema disperato è seguito da sei variazioni che rendono l'opera profondamente commovente, esplorando con delicatezza un'intera gamma di sentimenti umani, dalla malinconia alla disperazione, con nondimeno alcuni barlumi di speranza e calore.
La carriera di compositrice di sua sorella Nadia Boulanger passò invece in secondo piano, poiché è nota soprattutto per la sua attività di direttrice d'orchestra e di coro. Fu anche un insegnante eccezionale formando circa 1200 studenti, tra cui molti musicisti di fama (Copland, Carter, Piazzolla, Bernstein, Barenboim, Markevitch, ecc.). Compose numerosi brani per voce, oltre ad alcuni per pianoforte, tra cui il pezzo scelto da Nareh Arghamanyan, composto nel novembre del 1915 durante la Prima Guerra Mondiale e intitolato "Verso una nuova vita". Scritto in pieno conflitto, questo breve ma intenso pezzo per pianoforte esprime una forte carica espressiva e una visione di speranza. Il titolo stesso evoca il desiderio di superare la devastazione del conflitto e di guardare, appunto, verso una rinascita spirituale e artistica.
La compositrice tedesca Ilse Fromm-Michaels, allieva di Hans Pfitzner, scrive in uno stile tardo romantico caratterizzato da grande lirismo. La sua musica fu profondamente influenzata, e infine soffocata, dall'ascesa del Terzo Reich, che bandì le sue opere perché suo marito era ebreo. Eseguendo Il suo Langsamer-Walzer (Valzer lento), Nareh evidenzia la combinazione del lirismo del valzer con uno stile tipico del Novecento, caratterizzato da un variegato gioco di frasi e inaspettati cambi armonici.
Else Schmitz-Gohr è stata una figura chiave della pedagogia e della composizione pianistica tedesca del Novecento. Questa talentuosa compositrice è rinomata anche per le sue interpretazioni di opere di compositori contemporanei, tra cui Max Reger. Questa stimatissima insegnante ha formato il direttore d'orchestra Bernhard Klee (recentemente scomparso) e i pianisti Alfons e Alois Kontarsky, due figure di spicco della musica del XX secolo che formarono un celebre duo. E' nota soprattutto per quest'Elegia per la mano sinistra, qui eseguita, un pezzo solistico di forte impatto emotivo e notevole rigore tecnico che fonde l'espressività intima del genere elegiaco con le sfide fisiche della scrittura per una sola mano.
Torniamo al periodo classico con la Terza Sonata in Mi maggiore di Marianne Martines, musicista viennese di origini italiane, allieva di Joseph Haydn. Marianne Martines godette di grande fama durante la sua vita, ma cadde rapidamente nell'oblio, a differenza di molti suoi colleghi uomini della stessa generazione. Quest'opera è emblematica dello stile e dello spirito viennese del XVIII secolo. Composta in tre movimenti (Allegro - Andante - Allegro), questa affascinante composizione sembra rendere un forte omaggio a Haydn, tanto fedelmente ne riprende le espressioni e il linguaggio musicale. Con la Sonata in Sol maggiore di già dalle prime note ci sembra di respirare l’aria di Vienna.
Sorella di Malibran e figlia del celebre tenore spagnolo Paul Garcia, Pauline Viardot proclama le sue radici iberiche in questa deliziosa Serenata in fa minore, VWV3015. Talentuosa mezzosoprano, pianista e compositrice, fu una figura di spicco negli ambienti intellettuali e culturali parigini. La sua Serenata, composta nel 1885, mostra una virtuosità particolarmente evidente, accompagnata da ritmi flamenco. Avendo studiato pianoforte con Franz Liszt, questi dichiarò di lei: "Con Pauline Viardot, il mondo ha scoperto una compositrice geniale!".
Figlia di un rinomato scultore, Louise Dumont studiò musica a Parigi con Reicha, Hummel e Moscheles. Nel 1821 sposò il flautista ed editore musicale Aristide Farrenc. Divenne una pianista virtuosa, compose opere di grande complessità, come i suoi quattro quaderni di studi, e nel 1842 fu nominata professoressa di pianoforte al Conservatorio di Parigi, dove insegnò per trent'anni. Pur essendo adorata dal pubblico, Louise Farrenc fu senza dubbio una delle compositrici più coraggiose, poiché si trovò ad affrontare una società in cui le donne faticavano ad affermarsi, nonché conflitti artistici, rimanendo all'interno del movimento classico-romantico, dove gli stili si scontravano e l'opposizione tra l'estetica tedesca e quella francese era già evidente. Loi Studio op. 26 n. 29 dimostra la profonda conoscenza che Farrenc aveva della musica antica e del Clavicembalo ben temperato. Farrenc fu del resto una pioniera della riscoperta barocca in Francia, curando la monumentale antologia storica Le Trésor des Pianistes.
Clara Schumann fu una donna ammirevole e una musicista eccezionale. L'amore intenso (e spesso romanzato) che la legò al marito Robert divenne leggendario ed esemplifica il Romanticismo tedesco in musica. Clara smise di comporre nel 1856, dopo la morte di Robert, e trascorse gli ultimi quarant'anni della sua vita promuovendo ed eseguendo le opere del marito. Prima che la malattia di Robert mettesse a dura prova il loro matrimonio, furono fonte di reciproca ispirazione e crearono una feconda sinergia musicale, condividendo e approfondendo le proprie scoperte artistiche. Gli Schumann furono particolarmente influenzati dallo studio del contrappunto nelle opere di Johann Sebastian Bach, e entrambi produssero risultati notevoli, come dimostra questo Preludio e Fuga in Fa diesis minore, che, sebbene composto nel 1845, non è uno dei tre Preludi e Fughe, Op. 16.
Fanny Hensel era nata in una famiglia particolarmente colta e si ritrovava Felix Mendelssohn come fratello minore. Nonostante il talento simile, non raggiunse mai la stessa fama del suo illustre fratello. Particolarmente ispirata, la sua arte è caratterizzata da grande eleganza e chiarezza melodica, spesso permeata da un'atmosfera febbrile e vivace. Mentre Fanny influenzò artisticamente il fratello, di cinque anni più giovane, questi a sua volta esercitò una forte influenza sociale e controllante sulla sorella. Nonostante l'immenso affetto e l'ammirazione che nutriva per lei, arrivò persino a soffocare il suo sviluppo artistico, impedendole di pubblicare le sue opere. Prima di lui, anche il padre aveva fatto lo stesso, convinto che nell'élite tedesca del XIX secolo, Fanny, in quanto moglie, fosse la principale responsabile della gestione della casa. Fortunatamente, il marito, il pittore Wilhelm Hensel, sostenne le sue attività creative e, nonostante una vita breve di soli quarantadue anni, lasciò in eredità circa quattrocento opere. Il magnifico brano "Mars", che chiude l'album di Nareh Arghamanyan, offre uno sguardo straordinario sull'arte e sul talento di questa eccezionale musicista. Composto nel 1841, racchiude un felice soggiorno a Roma dove, oltre alla sua ispirazione personale, rende omaggio a Johann Sebastian Bach rielaborando, sotto forma di variazioni, l'inno pasquale "Christ ist erstanden". Questo brano è tratto da una raccolta di tredici pezzi, intitolata "Die Jahr" (L'Anno): non che Fanny abbia inventato il tredicesimo mese, ma ella concluse il suo ciclo con un Epilogo che riassumeva le sue impressioni personali. Donò il manoscritto al marito, che ne curò l'illustrazione.
In conclusione, ciò che resta impresso di questo lavoro è la sua assoluta sostanza musicale. Nareh Arghamanyan firma un album prezioso, capace di unire il rigore della riscoperta storica a una sensibilità interpretativa straordinaria. Un lavoro discografico che non ha bisogno di definizioni altisonanti per imporsi all'attenzione, ma che si raccomanda da sé come un ascolto imprescindibile per chiunque voglia esplorare il genio autentico, e troppo a lungo nascosto, di queste grandi compositrici.
1) Cécile Louise Chaminade Arabesque op. 61 n. 1
2) Johanna Senfter In termini di uccelli
3) Anna Bon di Venezia Sonata in sol minore, Op. 2 n. 1
4) Maria Szymanowska Notturno in si minore
5) Mélanie Bonis VII. Omphale (da: Femmes de Légende op. 86)
6) Lili Boulanger Tema e variazioni
7) Nadia Boulanger Vers la vie nouvelle
8) Ilse Fromm-Michaels Valzer lento
9) Else Schmitz-Gohr Elegia per la sola mano sinistra
10) Marianne Martines Sonata n. 3 in mi maggiore
11) Pauline Viardot-Garcia Serenata in fa minore VWV 3015
12) Louise Farrenc Studio op. 26 n. 29
13) Clara Schumann Preludio e fuga in fa diesis minore
14)Fanny Mendelssohn-Hensel Marzo (tratto da: L'anno H 385,
2) Johanna Senfter In termini di uccelli
3) Anna Bon di Venezia Sonata in sol minore, Op. 2 n. 1
4) Maria Szymanowska Notturno in si minore
5) Mélanie Bonis VII. Omphale (da: Femmes de Légende op. 86)
6) Lili Boulanger Tema e variazioni
7) Nadia Boulanger Vers la vie nouvelle
8) Ilse Fromm-Michaels Valzer lento
9) Else Schmitz-Gohr Elegia per la sola mano sinistra
10) Marianne Martines Sonata n. 3 in mi maggiore
11) Pauline Viardot-Garcia Serenata in fa minore VWV 3015
12) Louise Farrenc Studio op. 26 n. 29
13) Clara Schumann Preludio e fuga in fa diesis minore
14)Fanny Mendelssohn-Hensel Marzo (tratto da: L'anno H 385,
Dodici pezzi caratteristici per pianoforte)
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