Jean-Efflam Bavouzet racconta Ravel a Ravello: un viaggio immersivo nell'integrale pianistico del compositore francese tra le pietre antiche di Villa Rufolo



"La musica, nelle sue varie forme, è sempre l'espressione di un'emozione".  Maurice Ravel

di Milena Borsacchi)---Le parole di Maurice Ravel non fanno altro che ricordarci come dietro ogni invenzione formale, dietro ogni virtuosismo, batta sempre il cuore vivo dell'emozione. È esattamente questa ricerca di verità poetica che vivremo il 27 agosto alla Sala dei Cavalieri di Villa Rufolo, dove Jean-Efflam Bavouzet sarà protagonista di un doppio appuntamento, alle 18:00 e alle 21:00, dedicato all'integrale per pianoforte solo del compositore francese nell'ambito del Ravello Festival 2026.

Maurice Ravel

Del resto, avvicinarsi a Maurice Ravel significa conoscere, seguire, approfondire il percorso di chi ha rivoluzionato la scrittura pianistica del Novecento, trasformando lo strumento in un vero e proprio laboratorio di sperimentazione orchestrale. Per il compositore francese, il pianoforte non era semplicemente un mezzo per eseguire melodie, ma una tavolozza timbrica capace di evocare immagini visive concrete, riflessi acquatici e atmosfere letterarie. Attraverso l'uso di armonie sofisticate e una precisione millimetrica nella scrittura, Ravel è riuscito a superare il romanticismo tradizionale, introducendo una nitidezza sonora e un virtuosismo tecnico che richiedono al pianista un controllo assoluto del tocco e delle dinamiche.

Questo approccio si traduce in capolavori che spingono lo strumento oltre i suoi limiti fisici espressivi. In Jeux d'eau, lo strumento riproduce fedelmente i gorgoglii e gli spruzzi delle fontane, mentre nei tre quadri di Gaspard de la nuit la tastiera evoca visioni spettrali e demoniache attraverso passaggi di una difficoltà esecutiva leggendaria. Anche quando affronta la dimensione orchestrale, come nei suoi due celebri concerti, Ravel mantiene intatta questa visione: il pianoforte dialoga con l'orchestra ora con l'energia ritmica e dissacrante del jazz, ora con la monumentale e drammatica potenza della sola mano sinistra, confermando lo strumento come il cuore pulsante della sua intera produzione musicale.

E' chiaro quindi che l’integrale pianistica di Ravel permette di cogliere tutta quella straordinaria varietà della sua scrittura: dall’eleganza della miniatura alla complessità della grande pagina virtuosistica, dalla memoria della danza alla fascinazione per il timbro, dal gioco della superficie sonora alla profondità dell’evocazione poetica. Nel contesto raccolto della Sala dei Cavalieri, l’ascolto ravvicinato del pianoforte diventa un viaggio nella materia più intima e raffinata del linguaggio raveliano.

Il programma, che Jean-Efflam Bavouzet proporrà a Villa Rufolo, si snoda come un vero e proprio romanzo sonoro. La prima parte pomeridiana, alle ore 18,  ci conduce per mano attraverso le tappe fondamentali della produzione del compositore: dall'eleganza giovanile di Sérénade grotesque e Menuet antique, passando per la magia sospesa di Jeux d’eau e la raffinatezza della Sonatine, fino a toccare le vette dell'evocazione timbrica con Miroirs e il vertiginoso Gaspard de la nuit, prova suprema per ogni pianista.

La serata prosegue alle 21:00, svelando il volto più intellettuale e allo stesso tempo intimo di Ravel. Attraverso il Menuet sur le nom d’Haydn, le Valses nobles et sentimentales e gli omaggi a Borodine e Chabrier, scopriremo la capacità di Ravel di abitare stili diversi con sovrana eleganza, fino alla chiusura solenne e neoclassica di Le tombeau de Couperin.

Jean-Efflam Bavouzet non è solo un esecutore di rara caratura; è un artista che ha fatto della musica francese il proprio linguaggio d'elezione. La sua carriera, punteggiata da riconoscimenti prestigiosi come il titolo di "Artist of the Year" agli International Classical Music Awards nel 2012, lo ha portato sui palcoscenici più importanti del mondo, dalla Cleveland Orchestra alla London Philharmonic. La sua vastissima discografia, incisa in esclusiva per Chandos, non solo include l'integrale raveliana, ma spazia con rigore scientifico e sensibilità artistica da Haydn a Beethoven, fino a Mozart e Bartók. 
La sua dedizione, unita alla collaborazione con figure leggendarie come Pierre Boulez e Sir Georg Solti, fa di Bavouzet l'interprete ideale per questo viaggio: un musicista capace di bilanciare la precisione chirurgica con una fantasia timbrica che rende ogni nota una scoperta.


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