“Le signore dell’arte” a Carrara: oltre 130 opere a Palazzo Cucchiari per svelare la parità del talento
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| Antonietta Raphael-Natura morta con chitarra, 1928, olio su tavola |
Dopo le esposizioni dedicate al Mare, al Novecento a Carrara, alla Belle Epoque e al Gioco, fino a domenica 25 ottobre 2026 la Fondazione Giorgio Conti promuove a Palazzo Cucchiari di Carrara la mostra Le signore dell’arte. La parità del talento nell’arte italiana moderna.
Curata da Massimo Bertozzi, l’esposizione è una mostra rivelatrice di un luogo comune da superare, proponendo un interessante sguardo “di genere” sull’universo artistico a cavallo tra XIX e XX secolo.
Sono in mostra 131 opere -tra dipinti e sculture- che portano la firma di ben 42 artiste, a cui si affiancano tre dipinti di Giacomo Balla e quattro opere di Felice Casorati.
La qualità delle opere presenti nelle eleganti sale di Palazzo Cucchiari è garantita da prestiti eccezionali provenienti dalle più importanti collezioni pubbliche italiane. Tra gli enti prestatori figurano infatti il Quirinale, la Camera dei deputati, la Banca d’Italia, le Gallerie degli Uffizi di Firenze, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la Galleria Sabauda di Torino e il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.

Adriana Pincherle, Autoritratto, 1934, olio su tela
Nelle intenzioni di Bertozzi vi è la volontà di richiamare l’attenzione dei visitatori sul “peso” dei rapporti familiari nella formazione e nell’affermazione delle artiste italiane. Un’analisi accurata a fronte del cambiamento della loro condizione sociale e artistica tra la metà dell’800 e la metà del ‘900, cento anni durante i quali i cambiamenti si rivelarono drastici.
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| Nella Marchesini, Daphne Maugham, 1927 ca., olio su cartone, cm. 72×49,5, Archivio Malvano Marchesini, Torino RID |
Tutte queste opere contribuiranno a formare un percorso espositivo fondato sull’intreccio di molte storie, a cominciare dalle “pioniere” – vere protagoniste della mostra e qui definite le Signore dell’arte. Spesso ricordate solo come figlie, mogli o compagne di altri artisti, trovano qui spazio nella piena e libera esplicitazione del loro personale e innegabile talento.
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| A. Raphael, Mafai nello studio |
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| Evangelina Alciati-Ritratto di Fiorenza Boccalatte, 1935, olio su tela, cm. 44,5×59 – Pinacoteca dell’Accademia Albertina, Torino RID |
Un altro dipinto da non perdere è l’Autoritratto del 1932 di Adriana Pincherle, proveniente dagli Uffizi. Moglie di Onofrio Martinelli e sorella di Alberto Moravia, si ispirò allo stile post-impressionista di Matisse, non abbandonandolo mai. Lontana dalla mondanità dei salotti romani, si trasferì a Firenze; in mostra, oltre all’autoritratto, si potrà ammirare anche il ritratto del marito.
Di tutt’altra natura artistica fu Leonor Fini, nata a Buenos Aires nel 1907: pittrice, scenografa, costumista, scrittrice e unica pittrice surrealista italiana. Rifiutando i canoni del Novecento italiano, si spostò a Parigi dove divenne una protagonista della seconda metà del secolo. Di questa eclettica e anticonformista artista vedremo il Ritratto del giovane scrittore André de Mandiargues, con il quale ebbe una relazione nel 1932.
In definitiva, quello confezionato dallo staff di Palazzo Cucchiari è un doveroso svelamento di un lato ancora poco noto della nostra storia dell’arte, che punta i riflettori non solo sull’estetica ma sulla fondamentale parità del talento nell’arte italiana moderna.




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