Tom Ford esplora il mondo dell'opera lirica del Settecento nel suo terzo film da regista, ''Un grido fino al Cielo'' (Cry to Heaven) dal libro di Anne Rice


di Milena Borsacchi)--- Dopo dieci anni di silenzio dal folgorante Animali notturni (2016), Tom Ford torna  con il suo progetto più ambizioso: Un grido fino al cielo (Cry to Heaven). Il regista e celebre designer firma sceneggiatura e produzione, tramite la sua Fade to Black,  per l'adattamento del romanzo storico pubblicato nel 1982 da Anne Rice, la regina del gotico scomparsa nel 2021. Nonostante le prime indiscrezioni indicassero una distribuzione per l'autunno 2026, le ultime notizie sul piano di rilascio suggeriscono che la pellicola potebbe approdare nelle sale all'inizio del 2027.

Molto alto è l'interesse attorno a questo film che vede    il debutto cinematografico di Adele ed  un cast di attori molto conosciuti a livello internazionale come  Nicholas Hoult, Aaron Taylor-Johnson, Colin Firth e Paul Bettany. E ancora nel cast figurano Ciarán Hinds, George MacKay, Mark Strong, Owen Cooper, Daniel Quinn-Toye, Hunter Schaffer, Josephine Thiesen, Thandiwe Newton, Theodore Pellerin, Daryl McCormack, Cassian Bilton, Hauk Hannenmann e Lux Pascal.

Il testo di Anne Rice, sul quale ha lavorato Ford, è un romanzo storico ci trascina nell'Italia del Settecento, in un ritratto crudo di passioni, tradimenti e vendetta intrecciato al mondo dell'opera barocca. La narrazione unisce i destini di due figure opposte nella atmosfere intense e conturbanti di Venezia.

Nicholas Hoult

Aaron Taylor-Johnson

Al centro della storia le vite di due uomini molto diversi che si incrociano. Da una parte c'è Tonio Treschi (che dovrebbe essere interpretato da Nicholas Hoult), un giovane nobile veneziano, erede di una ricca e potente famiglia e dall'altra Guido Maffeo (così da Aaron Taylor-Johnson), un celebre castrato ormai adulto, la cui carriera è finita prematuramente a causa della perdita della voce. Maffeo diventa poi il maestro e mentore di Tonio.

La trama si innesca con il tradimento del fratellastro di Tonio, Carlo, che vuole l'eredità di famiglia. Con un inganno atroce, fa rapire Tonio e lo fa evirare segretamente prima che possa reclamare i suoi diritti. Da quel momento Tonio viene privato del suo nome, esiliato e rinchiuso in un conservatorio musicale a Napoli. Qui incontra Guido Maffeo, che riconosce il suo talento immenso e lo trasforma in una stella della lirica. Tonio diventa un soprano acclamato in tutta Italia, ma il suo unico vero obiettivo resta la vendetta contro il fratello. Per l'epilogo, possiamo dire che il palcoscenico dell'opera diventa il luogo dello scontro finale, dove la musica si mescola al sangue e alla giustizia.

Anna Rice, che è stata  un’autrice fantasy particolarmente apprezzata dal suo pubblico  (Intervista col vampiro, Le streghe Mayfair,  La Mummia), ha svolto un ampio lavoro di documentazione, consultando numerosi testi di storia e storia della musica, di medicina e anatomia per realizzare il libro poi pubblicato nel 1982 dalla casa editrice Alfred A. Knopf di New York

Nella costruzione del romanzo, il rapporto tra Tonio e Guido costituisce uno degli aspetti più importanti dal quale il lettore è emotivamente coinvolto e stimolato ad osservare il mondo della musica, dei castrati da diverse prospettive. 
Innanzitutto, spinge a porsi la domanda basilare di chi fossero realmente i castrati e cosa inducesse a sottoporli ad un intervento così estremo che non garantiva assolutamente il futuro, nè tantomeno il successo. 

I cantanti castrati (chiamati anche musici o evirati) erano dunque cantanti maschi che venivano sottoposti a castrazione chirurgica prima della pubertà,  in genere tra gli 8 e i 12 anni, per impedire il cambiamento della voce e preservare il registro acuto (soprano o contralto) unito alla forza fisica e alla capacità polmonare di un adulto. 

Il perchè di una simile pratica  viene fuori dal divieto assoluto alle donne  in Italia, in particolare nello Stato Pontificio e nei cori ecclesiastici, di calcare le scene teatrali o di cantare nelle chiese. Per rimediare alla mancanza di voci acute, si quindi ricorse ai castrati.

Fu nel Barocco che questa usanza  raggiunse il massimo splendore tra il XVII e il XVIII secolo, diventando un vero e proprio fenomeno di costume e di divismo nell'opera seria italiana. Molti di questi ragazzi provenivano da famiglie molto povere del Mezzogiorno d'Italia. Città come Napoli erano il centro principale della formazione musicale grazie a importanti conservatori (come quelli legati alle chiese di Santa Maria di Loreto o Sant'Onofrio).

In buona sostanza, la castrazione era dettata dalla necessità di favorire l'assenza di testosterone che avrebbe così  bloccato lo sviluppo della laringe infantile, mentre la cassa toracica e i polmoni crescevano con il corpo dell'uomo, garantendo una potenza e un fiato straordinari. Chi era stato sottoposto al trattamento aveva un'estensione vocale eccezionale (fino a tre ottave) e un timbro descritto come un anomalo e affascinante connubio tra la dolcezza infantile e la forza adulta.

Sebbene superstar come Farinelli, Caffarelli e Senesino abbiano conquistato fama e ricchezze immense nelle corti europee, la realtà per la maggior parte dei ragazzi era ben diversa: interventi dolorosi dettati dalla povertà delle famiglie del Mezzogiorno, con una formazione durissima nei celebri conservatori napoletani (come Santa Maria di Loreto o Sant'Onofrio), senza alcuna garanzia di successo.

Comunque sia, già alla fine del XVIII secolo, con le riforme del melodramma (come quelle di Gluck) e un nuovo gusto teatrale più realista, la figura del castrato iniziò a declinare a favore delle voci femminili naturali e dei tenori.
La pratica fu inoltre formalmente condannata e proibita dai papi nel corso dell'Ottocento e del Novecento (in particolare da Leone XIII e Pio X). 
L'ultimo cantante di questa tradizione fu Alessandro Moreschi, cantore della Cappella Sistina, la cui voce è arrivata fino a noi tramite rare registrazioni storiche incise a Roma nei primi anni del Novecento.

I tanti appassionati e fan di Ford sono quindi ansiosi di vedere come Tom Ford abbia affrontato tutto il materiale e le suggestioni psicologie ed emotive offerte dal libro della Rice. C'è molto di cui trattare: il ritratto crudo delle famiglie, il tradimento, il riscatto attraverso l'arte, la vendetta, il mondo della musica con tutte le contraddizioni. 

Nel frattempo, sappiamo che Tom Ford ha girato in Italia portando la sua troupe in giro per la penisola, toccando città come Roma, Caserta e Napoli. Dopo le riprese a Londra, ha sfruttato tra le varie location  anche la Reggia di Caserta. 

il film si preannuncia in ogni caso come un trionfo visivo. Resta da vedere quanto lo stile di Ford, noto per il suo impeccabile senso estetico e per l'introspezione psicologica dei personaggi, deciderà di aderire alla matrice letteraria della Rice o se rielaborerà il testo originale in una chiave visiva del tutto personale.

Che si tratti di una rigorosa ricostruzione d'epoca o di una visionaria tragedia barocca, Tom Ford conferma di essere uno sperimentatore, un autore capace di declinare l'universo dei sentimenti  trasformando il dramma umano in pura forma d'arte.


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