Lisette Oropesa inaugura la nuova stagione cameristica di Santa Cecilia tra zarzuela, canzone spagnola e suggestioni cubane. Quest’anno l’apertura di stagione si terrà eccezionalmente al Teatro dell’Opera di Roma, all’insegna della collaborazione tra le due istituzioni. Tra le voci più acclamante del panorama lirico internazionale, Lisette Oropesa si esibirà, in questa unica tappa italiana in recital, il 14 ottobre alle ore 20, accanto al pianista Alessandro Praticò, per proporre un programma intitolato Mis amores son canciones.
Oropesa guiderà gli spettatori attraverso le pagine più intense e rappresentative del repertorio ispanico. Il programma abbraccia estratti di celebri zarzuelas, come Canción de la paloma di Francisco Asenjo Barbieri, e Carceleras di Ruperto Chapí, accostati a capolavori del Novecento spagnolo quali le Siete canciones populares españolas di Manuel de Falla, le Canciones amatorias di Enrique Granados e i Cuatro madrigales amatorios di Joaquín Rodrigo. La ricchezza del folclore iberico emergerà anche nei Cantos populares españoles di Joaquín Nin, mentre un ponte immaginario verso le atmosfere d’oltreoceano chiuderà la serata con le melodie dei compositori cubani Ernesto Lecuona, Eduardo Sanchez de Fuentes, Jorge Anckermann e Gonzalo Roig.
La Stagione da Camera continuerà poi seguendo il fil rouge della programmazione costruita attorno a alcuni assi portanti, custodendone però il cuore più segreto, riflessivo e, per certi versi, audace. Il programma si rivela quindi una raffinatissima sintesi interpretativa del fare musica oggi, capace di muoversi su tre coordinate precise: la celebrazione dei grandi anniversari storici, la ricognizione mai scontata del Novecento e la sfilata dei più leggendari interpreti della scena internazionale, spogliati della massa orchestrale per essere restituiti alla dimensione della confessione solistica e del dialogo a due.
Il vero e proprio magnete concettuale della stagione è il percorso Beethoven 200°, un viaggio di avvicinamento al bicentenario della morte del genio di Bonn (1827-2027) vissuto attraverso la formula dell'integralismo interpretativo. Il fulcro è affidato al Quatuor Ebène, a cui è demandata la restituzione dell'Integrale dei Quartetti per archi. In una serie di appuntamenti cadenzati (tra novembre e febbraio), la formazione francese metterà a nudo l'evoluzione beethoveniana: dal classicismo giovanile dell’Opera 18 alle ardite esplorazioni strutturali dei quartetti "Razumovsky" e "Delle arpe", fino alla vertigine ultraterrena della Grosse Fuge op. 133.
Ma l'universo beethoveniano contagerà anche la tastiera. Spiccano la lettura dell’Appassionata firmata da un interprete analitico come Pietro De Maria, le iconiche Sonate (Patetica e Chiaro di luna) rilette dal pianismo monumentale e ieratico di Mikhail Pletnëv, e la monumentale incursione dell'Orchestre de Chambre de Lausanne diretta da Renaud Capuçon, che farà da cornice all'attesissimo ritorno di una leggenda vivente: Martha Argerich, impegnata nel Concerto n. 2. Il ciclo si chiuderà idealmente a maggio con il titanismo intellettuale di Igor Levit, atteso su capolavori cardine come la Tempesta e la Waldstein.
Santa Cecilia non dimentica la sua vocazione al presente e declina la musica del Novecento e contemporanea non come sterile esercizio accademico, ma come esperienza teatrale e spirituale. L'apertura del 28 ottobre è un viaggio mistico che unisce la celebrazione dei centenari: nel doppio anniversario francescano (1226-2026), il violoncello di Luigi Piovano e il Coro di Santa Cecilia diretto da Andrea Secchi affiancheranno i rari Tre Quartetti vocali di Arenskij al capolavoro assoluto di Sofia Gubajdulina, il Cantico del Sole, una partitura in cui le percussioni e la celesta creano spazi sonori di assoluta trascendenza.
Di segno opposto, marcatamente politico e teatrale, è l’omaggio ai cento anni dalla nascita di Hans Werner Henze (4 novembre). Fuori abbonamento e in coproduzione con il RomaEuropa Festival, il New European Ensemble guidato da Carlo Boccadoro porterà in scena Voices, un’opera-manifesto che mescola stili, idiomi e militanza, restituendo la complessità di una delle voci più libere del secolo scorso.
Il cartellone si impone anche come una parata di stelle del pianismo mondiale, chiamate a confrontarsi con l'intimità del recital o la complicità del duo. L'evento clou del 9 novembre vedrà sul palco della Sala Santa Cecilia l'incontro tra Evgeny Kissin e András Schiff: quattro mani e due pianoforti per esplorare il classicismo di Mozart, il romanticismo profondo di Schumann e le suggestioni slave di Smetana e Dvořák.
Il pianismo "puro" vedrà sfilare architetti del suono e poeti della tastiera: come Benedetto Lupo in un viaggio struggente tra le trame di Schumann (Kreisleriana) e Brahms. Nikolay Lugansky metterà invece a confronto i 24 Preludi di Chopin con le visioni schumanniane. Con i funambolici fratelli Lucas e Arthur Jussen, il pubblico sarà traghettato da Bach a Gershwin con una freschezza interpretativa unica. E poi il mistero e la sacralità di Grigory Sokolov, il cui programma, come da tradizione, resta da definire, trasformando il concerto in un vero e proprio rito laico.
Non meno rilevante è la presenza della musica vocale e della prassi storicamente informata. Due gli appuntamenti imperdibili per gli amanti del repertorio antico e vocale: il dramma sacro Theodora di Händel, affidato alla bacchetta esperta di Christophe Rousset con il Monteverdi Choir e gli English Baroque Soloists, e la radiosa purezza vivaldiana (il Magnificat e il Gloria) evocata da un maestro indiscusso come Jordi Savall alla guida della sua Capella Reial de Catalunya. Infine, il vertice del Lied romantico: il tenore Allan Clayton, accompagnato dal pianoforte introspettivo di Paul Lewis, guiderà l'ascoltatore nei sentieri innevati e disperati del Die Winterreise di Schubert.
In conclusione, quella progettata da Santa Cecilia per la cameristica non è una semplice sequenza di concerti, ma una programmazione a tesi che unisce il rigore filologico del Barocco all'inquietudine della musica d'oggi, avendo sempre come baricentro la figura rivoluzionaria di Beethoven. Una stagione che promette di trasformare la Sala Sinopoli e la Sala Santa Cecilia in laboratori di pura emozione acustica.
Il Programma
Sala Sinopoli
Coro e Percussioni
dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
direttore Andrea Secchi
violoncello Luigi Piovano
San Francesco d’Assisi 1226-2026
Arenskij Tre Quartetti vocali op. 57 per coro e violoncello
Gubajdulina Cantico del Sole per violoncello, percussioni, celesta e coro
Teatro Studio – Fuori abbonamento
New European Ensemble
direttore Carlo Boccadoro
Henze Voices
in coproduzione con REF – RomaEuropa Festival
In occasione dei cento anni dalla nascita di Hans Werner Henze
Sala Santa Cecilia
pianoforte Evgeny Kissin
pianoforte András Schiff
Mozart Sonata per due pianoforti K 448
Schumann Andante e Variazioni op. 46
Schumann Bilder aus Osten op. 66
Smetana La Moldava
Dvořák Danze Slave op. 46: n. 1, 2, 6, 7, 8; op. 72: n. 1, 2,


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