
Robert Doisneau, Le baiser de l’Hôtel de Ville, Paris 1950 © Atelier Robert Doisneau
Il Palazzo dei Musei di Modena apre le porte a Robert Doisneau, protagonista assoluto della fotografia umanista francese e pioniere, insieme a Henri Cartier-Bresson, del reportage di strada. La mostra porta in città fino al 24 gennaio 2027, 135 stampe ai sali d'argento, custodite per decenni nell'Atelier Robert Doisneau di Montrouge. Un progetto espositivo che permette di scoprire un autore capace di trasformare la vita di ogni giorno in poesia visiva. Tra queste, lo scatto che più di ogni altro ha reso Doisneau leggendario: il bacio rubato a due innamorati in Place de l'Hôtel de Ville, una delle immagini più celebri nella storia della fotografia.
Il percorso espositivo non segue una linea cronologica, ma intreccia liberamente ambienti interni e scene di strada, in un unico grande racconto corale: catene di montaggio, banconi di bar, portinerie, sagre di paese, jazz club, aule scolastiche.
La cifra stilistica di Doisneau nasce dall'incontro tra grazia, ironia e un'immaginazione quasi surrealista: emerge così un modo del tutto originale di guardare il mondo, in cui le immagini finiscono per rispecchiare l'anima stessa dei soggetti, lasciando affiorare un velo di sottile nostalgia. È uno sguardo capace di cogliere, con particolare delicatezza e senza mai essere invadente, la tenerezza dei rapporti umani, soprattutto quando l’obiettivo si posa su bambini e coppie di innamorati.

Autoportrait/Autoritratto, Villejuif 1949 ©Atelier Robert Doisneau
Nato nel 1912, cresciuto a Gentilly alle porte di Parigi, Doisneau inizia il suo percorso come apprendista in uno studio di fotografia pubblicitaria. Ben presto, però, l'attenzione si sposta verso le periferie e i quartieri popolari della capitale, un soggetto che lo lega per sempre all'agenzia Rapho, di cui diventerà una delle firme più riconoscibili. Gli anni difficili della guerra non fermano il suo sguardo, che negli anni successivi trova spazio anche sulle pagine di Vogue. Nel 1949, insieme allo scrittore Blaise Cendrars, dà alle stampe La Banlieue de Paris, libro capostipite di un intero filone di racconti fotografici sulla vita ai margini della città, sempre attraversati da empatia e leggerezza. ''Cercavo solo di rappresentare un mondo in cui mi sarei sentito a casa -raccontava l'artista-, un luogo abitato da persone gentili''. Scomparso nel 1994, lascia in eredità quasi 450.000 negativi.
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