Festival Respighi di Bologna: prima mondiale di "Maudlin of Paplewick" della compositrice Ina Boyle al Teatro Laura Betti di Casalecchio di Reno

 

La prima mondiale dell'opera "Maudlin of Paplewick" della compositrice irlandese Ina Boyle (1889–1967) si terrà il 16 ottobre 2026 in Italia, nel quadro del Festival Respighi di Bologna. L'esecuzione, presentata in forma semiscenica/concerto dall'ensemble internazionale Le Foyer des Artistes diretto da Darren Hargan, avrà luogo al Teatro Laura Betti di Casalecchio di Reno (Bologna). 

Boyle  è stata una delle compositrici più importanti e prolifiche della storia musicale irlandese, la cui opera è rimasta a lungo nell'ombra a causa dell'isolamento geografico e delle barriere di genere del suo tempo. Nata a Enniskerry, nella contea di Wicklow, ha trascorso quasi tutta la sua vita nella casa di famiglia di Bushey Park. A differenza di molti contemporanei, non si è mai trasferita stabilmente nei grandi centri musicali europei, assistendo i genitori anziani e gestendo la proprietà di famiglia.

La musica di Ina Boyle è profondamente radicata nella tradizione del tardo-romanticismo britannico e del rinascimento pastorale inglese, ma declinata con una sensibilità unicamente irlandese. La sua scrittura orchestrale è celebre per la capacità di dipingere i paesaggi, le nebbie e le atmosfere rurali della natia Irlanda. La natura è una forza viva e spirituale nelle sue partiture. 
Le sue melodie attingono spesso alle scale modali tipiche della musica tradizionale irlandese e della polifonia antica, conferendo alle sue opere un carattere senza tempo, malinconico e fortemente evocativo.  Il suo uso del colore orchestrale è raffinatissimo, capace di passare da tessiture intime e cameristiche a momenti di grande potenza drammatica.

Per quanto riguarda ''Maudlin of Paplewick'', fu scritta originariamente intorno al 1956 (e completata nel 1964), è l'unica opera teatrale superstite della prolifica compositrice. È rimasta non eseguita e conservata sotto forma di un imponente manoscritto di 622 pagine al Trinity College di Dublino per quasi settant'anni.

Si tratta di un'opera da camera lirica e pastorale in tre atti basata sul dramma pastorale incompiuto The Sad Shepherd ("Il pastore triste") di Ben Jonson. Ambientata in una foresta incantata, narra le vicende di Robin Hood e della malvagia strega Maudlin, che ricorre a incantesimi, magie e ingannevoli travestimenti per scambiare le sembianze dei protagonisti.

Il debutto mondiale è possibile grazie al lavoro del direttore Darren Hargan, che ha curato la prima edizione critica dello spartito, pubblicata nel 2026 da Faber Music London.

La produzione vede la partecipazione dell'Ina Boyle Estate e della Ina Boyle Society, schierando un cast composto da dieci rilevanti voci della lirica irlandese:

Il cast vocale vede:
Robin Tritschle (tenore)  Aeglamour, il Pastore triste
Carolyn Dobbin (mezzosoprano) Maudlin / la falsa Marian
Anna Brady (mezzosoprano) Marian
Amy Ní Fhearraigh (soprano) Earine / Amie
Seán Boylan (baritono) Robin Hood
Andrew Gavin (tenore) Karolin / Puck-Hairy
Rory Dunne (basso-baritono) Tuck / Alken / Lorel
Sarah Luttrell (mezzosoprano) Douce / Mellifleur
Jakob Mahase (basso-baritono) Little John / Lionel / George

Scritta per orchestra da camera, la partitura evoca le atmosfere magiche e rurali tipiche del tardo-romanticismo britannico, accostabile allo stile del suo mentore Ralph Vaughan Williams e di Benjamin Britten. Nonostante l'isolamento, Ina  Boyle infatti viaggiava regolarmente in nave verso Londra per prendere lezioni private dal celebre compositore Vaughan Williams, che ne stimava immensamente il talento e la descrisse come la sua migliore allieva. Studiò anche con figure del calibro di Charles Wood e Percy Buck.  Nel 1920 ottenne il riconoscimento internazionale quando la sua rapsodia orchestrale The Magic Harp fu selezionata e pubblicata dal prestigioso Carnegie United Kingdom Trust.



• Evocazione pastorale: 

• Lirismo e modalità: 

• Il legame con la letteratura: Boyle aveva una cultura letteraria vastissima; gran parte della sua produzione (comprese le sue tre sinfonie e le numerose canzoni d'arte) è ispirata alla poesia di autori come W.B. Yeats, Walter de la Mare ed elisabettiani come Ben Jonson.


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