L'evento non è un semplice debutto, ma il fulcro delle celebrazioni per i 90 anni dalla scomparsa di Luigi Pirandello (1936-2026). Il contenuto dell'opera fonde in un unico, denso atto musicale due tra le sue più celebri novelle: L'uomo dal fiore in bocca e La patente.
La messinscena, affidata alla regia di Cecilia Ligorio e alla bacchetta di Alessandro Cadario alla guida dell'Orchestra dell'Opera di Roma, traspone i personaggi pirandelliani in un non-luogo archetipico dei nostri tempi: una stazione ferroviaria bloccata da un blackout. Sotto la minaccia di un treno che non parte, le maschere sociali cadono. Il tragico e il grottesco, incarnati dal morituro che scruta la vita nei dettagli e dalla dissacrante sventura di Chiàrchiaro, si fondono nella musica, rivelando la vulnerabilità dell'anima, quella vita nuda che dà il titolo all'opera. Le scene sono di Gregorio Zurla. I costumi di Vera Pierantoni Giua, mentre le luci Fabio Barettin.
Il cast vede protagonisti interpreti di spicco della scena lirica italiana e internazionale, chiamati a sdoppiarsi in ruoli che mescolano dramma e grottesco:
Annunziata Vestri (La barista / moglie dell’Uomo dal fiore in bocca), Maria Grazia Schiavo (Rosinella, la figlia di Chiàrchiaro / Giovane innamorata), Omar Montanari (L’uomo dal fiore in bocca), Blagoj Nacoski (Avventore / Giudice 1), Marcello Nardis (Giudice 2 / Giovane innamorato), Roberto Abbondanza (Giudice 3), Federico Longhi (Giudice D’Andrea) e Andrea Concettisto (Rosario Chiàrchiaro).
Questo anniversario, comunque, non poteva che celebrarsi nella Capitale. Roma è stata per Pirandello la città dell'elezione e della consacrazione, il luogo in cui visse a lungo, dove ottenne il Premio Nobel nel 1934 e dove si spense nel dicembre del 1936. Nelle strade romane, lo scrittore ha catturato la solitudine e le nevrosi della modernità borghese, traducendole in capolavori immortali.
Il profondo legame tra Pirandello e la città si esprime oggi in una virtuosa sinergia istituzionale che unisce la lirica e la prosa. Il Teatro dell'Opera di Roma (che produce lo spettacolo e ne cura la parte musicale) e il Teatro di Roma condividono la custodia di questa immensa eredità artistica.
La celebrazione si configura quindi come un vero e proprio legame emotivo nella Capitale. Il percorso è iniziato pochi giorni fa con lo storico evento della riapertura del restaurato Teatro Valle, il palcoscenico in cui nel 1921 debuttò, tra i fischi e i capolavori, Sei personaggi in cerca d'autore. Mentre oggi è la volta del Teatro Nazionale con la prima assoluta di stasera, dimostrando come i teatri romani non siano musei polverosi, ma laboratori vivi in cui la parola d'autore può ancora farsi suono, canto e contemporaneità.
Con "La vita nuda" si rende così omaggio a un gigante del Novecento, riscoprendo nello stesso tempo come il teatro sia da sempre lo specchio, tragico e ironico, delle nostre stesse esistenze.
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